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La giornata di preghiera e digiuno per la pace in Congo e sud Sudan

LaPresse/Reuters

Papa Francesco ha indetto una giornata di preghiera e digiuno per la pace nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan

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Il Santo Padre Papa Francesco ha indetto, ieri il 23 febbraio 2018, per tutta la Chiesa cattolica, invitando anche le persone appartenenti alle altre Religioni, una giornata di preghiera e digiuno per la pace nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan. Due Stati, quest’ultimi, martoriati dai conflitti sanguinosi di cui si parla poco. Con questa preghiera il Papa ci invita a scongiurare la globalizzazione dell’indifferenza, cercando di essere solidali e compassionevoli con  gli uomini e le donne che hanno perso i loro cari. Condividiamo appieno la convinzione di Oscar Bimwenyi Kweshi secondo cui  la fede non è un vaccino contro la gioia, la felicità e la speranza, essa non è né smobilitante né un alibi per una evasione o fuga dal mondo concreto delle lotte per la promozione integrale dell’uomo. Essa non promette ai cristiani una città dei sogni, costruita senza di loro. La fede non narcotizza i credenti semmai li galvanizza, per costruire un mondo migliore in cui abitare.

I credenti in Dio sono chiamati ad essere artigiani e promotori della pace e la giustizia in questo mondo. A questo proposito, Papa Benedetto XVI sosteneva che «la giustizia di Dio si manifesta già ora, là dove i poveri sono consolati e ammessi al banchetto della vita» (Africae Munus, n. 26). La salvezza, nella prospettiva cristiana, non è qualcosa che si vivrà solo nell’aldilà, cioè dopo la morte, ma essa può e deve essere pregustata già qui ed adesso nella vita presente. Martin Luther King, da parte sua, diceva: «una religione che pretende di avere la preoccupazione delle anime ma che si disinteressa della situazione economica e sociale che le può ferire, è una religione spiritualmente moribonda, condannata a scomparire». Allora ci chiediamo:  al capezzale di un popolo in agonia, la preghiera ed il digiuno, voluti da Papa Francesco, possono essere utili da cambiare la situazione?

A questa domanda cruciale ed inquietante, a volte si è umanamente tentati di dire: meglio se prendiamo le armi e ci difendiamo con i denti e con le unghie. Il Papa, invece, ci propone una possibilità: il pregare. La preghiera, perseverante ed animata dalla fede operosa, non costituisce l’oppio del popolo e nemmeno una fuga dalle battaglie che si fanno in città per il riscatto del proprio popolo. Siamo dell’avviso che la preghiera è anch’essa uno strumento di liberazione. Essa contribuisce efficacemente all’esito finale riguardo la vittoria della vita sulla morte (cfr. Esodo 17, 8-13). Ma fatto sta che non si può pregare per la pace, senza sapere bene la causa delle guerre che decimano le persone in Africa ed altrove.

Perché c’è sempre la guerra in R.D. del Congo, in modo particolare all’Est? I mass media occidentali ormai hanno convito l’opinione pubblica e anche quella ecclesiale, per certi versi, che si tratta delle guerre intertribali a bassa densità. Un cliché ed un luogo comune che quasi tutti meccanicamente vanno ripetendo, senza pensarci bene in maniera critica. Quali sono questi capi tribù che hanno così tanti soldi ed i legami a livello internazionale per comprare le armi pesanti, che i miliziani o militari drogati usano per uccidere la povera gente? Con quali capacità organizzative riescono ad estrarre i minerali e farli giungere nelle raffinerie dei paesi industrializzati? Ed infine la presenza più massiccia al mondo dei caschi blu, cioè i militari dell’ONU, armati fino ai denti che sono piazzati proprio all’Est del Congo, cosa fanno e come mai non riescono a disarmare questi gruppi armati? Anche un asino capisce che c’è qualcosa che non va al livello locale ed internazionale, cioè c’è un complotto diabolico per arricchirsi uccidendo i vulnerabili.

Per chi non lo sa, ricordiamo che tutti i minerali strategici per le nuove tecnologie si trovano in Congo. Si tratta dei minerali indispensabili per quanto riguarda la produzione di smartphone, computer, dispositivi mobili o elettronici, console ovverossia un apparecchio elettronico concepito esclusivamente o primariamente per giocare con i videogiochi, fibra ottica, apparecchi risonanze magnetiche, protesi e per l’industria aerospaziale. Tra le risorse più ambite dalle multinazionali dei paesi industrializzati occorre elencare: oro, diamante, cassiterite, cobalto, coltan, gas metano, uranio, petrolio, legno, e via dicendo. Ecco la vera causa che scatena le guerre organizzate, finanziate e mantenute dalle potenze dei paesi industrializzati, i cui dirigenti, che gestiscono la finanza occulta ed orchestrano tramite le lobby le scelte politiche, non sembrano essere pronti a rinunciare a questa logica diabolica che miete vittime a non finire. Solo in Congo, dal 1996 al 2018, si contano più di 8.000.000 di persone uccise. Il paradosso è che la gente comune, in Occidente, non ha una pallida idea dello sterminio in atto del popolo congolese, perché non se ne parla con enfasi come è giusto che sia, quando c’è un dramma umanitario così sanguinoso.

Martin Luther King diceva: «non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti». La cattiveria dei malvagi fa male, e deve fare paura, ma non ci deve paralizzare fino a toglierci la libertà di parlare. Occorre agire e reagire, cioè rispondere al male col bene. Ciò ci invita a lavorare per lo sviluppo integrale ed integrato che è, come diceva Papa Paolo VI nella Populorum progressio, il «nuovo nome della pace» (PP nn. 76-80). Il suddetto sviluppo implica, in pratica, la creazione del lavoro, la sicurezza nell’ambito lavorativo, la giusta retribuzione, l’assistenza sanitaria, il diritto all’istruzione e la garanzia della libertà personale, pubblica e via dicendo.

La giornata di preghiera ed digiuno voluti da Papa Francesco non è un tentativo di anestetizzare le coscienze degli Africani e dei credenti, ma piuttosto un invito ad offrire il grido di dolore del popolo africano a Dio, perché questi ascolti e si chini sulle donne, bambini e uomini la cui dignità è continuamente calpestata, e ciò da secoli. L’auspicio nostro è che questa preghiera si traduca nelle scelte concrete, a livello individuale, collettivo, istituzionale locale ed internazionali, affinché uomini e donne che fomentano queste guerre, per accaparrarsi delle risorse minerarie, mantenendo i dittatori al potere e approfittando dell’ingenuità e la miseria della gente, rinuncino al male architettato per sterminare interi popoli arricchendo impropriamente le loro industrie, tecnologie, economie a scapito di quelle da cui provengo questi minerali, che qualcuno ha chiamato: “minerali di sangue”.

Queste guerre, programmate con arte a tavolino, sono la causa di una immigrazione forzata e senza precedenti; ciò costringe donne, bambini, giovani ed uomini adulti a scappare la morte, al meno nelle loro intenzioni, per poi subire le umiliazioni nelle carceri nordafricane fino morire in mare mediterraneo, che sta diventando un cimitero acquatico che ingoia i disperati. Quelli che riescono ad approdare in Occidente vengono scaricati ed abbandonati ai soli paesi di confine tra cui l’Italia, la quale, non avendo tutti i mezzi e non essendo abituata a gestire situazioni del genere, fa con umanità quel che può. Tutto ciò crea una tensione sociale, che porta, in certe situazioni, a delle conflittualità tra i poveri: da una parte gli stranieri e dall’altra gli italiani che con fatica affrontano quotidianamente i loro disaggi lavorativi ed economici. Come se non bastasse questo, alcuni politici, anziché  fare delle proposte orientative capaci di favorire un clima di integrazione, promuovono con furbizia gli stereotipi ed i pregiudizi di tipo razzista con lo scopo di avere un voto in più grazie alle speculazioni sulla sicurezza.

Ai dirigenti locali africani, chiediamo: chi dirigete e per chi lavorate se i vostri giovani, tante donne e bambini sono costretti a fuggire le proprie terre per poi essere delle potenziali prede della criminalità organizzata? La politica che dovrebbe essere “la forma più alta della carità”, come diceva Paolo VI, sta diventando sempre di più il luogo dove la classe dirigente africana viene manipolata, alienata per gli interessi delle potenze occulte che promuovono la vendita delle armi e l’accaparramento delle risorse minerarie. Che Dio tocchi davvero i cuori di tutti, affinché qualcosa cambi in maniera costruttiva nelle strutture mentali della gente comune, degli uomini delle Istituzioni locali, internazionali e delle multinazionali senza scrupoli.    Sac. Alain Mutela Kongo