Detenuto si suicida nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto. Allarme del sindacato: “È il secondo episodio in un mese”

Tragedia nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto: trentenne si suicida in cella. L’allarme del sindacato di polizia penitenziaria: “È il secondo episodio in un mese. La situazione delle carceri in Sicilia è critica”

doppio_suicidioPreoccupa la situazione delle carceri della Sicilia. A lanciare l’allarme il segretario generale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria Donato Capece che, numeri alla mano denuncia una situazione che definisce “tesa ed allarmante”. Attualmente negli istituti penitenziari sono detenute in totale circa 6400 a fronte dei 6000 posti letto disponibili. Desta particolare preoccupazione anche la frequenza degli episodi di violenza, autolesionismo e tentato suicidio, di cui l’ultimo proprio qualche giorno nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto, dove si è suicidato un detenuto, il secondo in un mese nello stesso istituto. ”I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti nelle celle delle carceri siciliane nel 2017 sono inquietanti – sottolinea Capece – con 620 atti di autolesionismo, 119 tentati suicidi, 664 colluttazioni e 75 ferimenti. Tre sono stati i suicidi di detenuti e tre le morti in carcere per cause naturali. Le evasioni sono state 8 da istituti penitenziari e 12 a seguito della concessione di permesso premio, semilibertà e lavoro all’esterno. E la cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica e il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le sezioni detentive con controlli sporadici e occasionali della Polizia Penitenziaria”. Il segretario generale lancia un duro monito: “lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi e ipocriti. La proposta è di sospendere la vigilanza dinamica: sono infatti state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili“.