Reggio Calabria ha reso omaggio ai martiri di Acca Larentia nel 40° anniversario dell’eccidio

Acca Larentia“La sera del 7 gennaio 1978, mentre si apprestavano ad uscire dalla sede romana del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larentia, per pubblicizzare con un volantinaggio un concerto del gruppo musicale “Amici dei vento”, cinque giovani militanti del Fronte della Gioventù, furono investiti dai colpi sparati da un gruppo di fuoco formato da un commando di terroristi rossi (mai individuati né perseguiti, anche se una mitraglietta usata contro i ragazzi di Acca Larentia fu ritrovata in un covo delle brigate rosse a Milano nel 1988). Franco Bigonzetti, ventenne, iscritto al primo anno di Medicina e chirurgia, rimase ucciso sul colpo. Francesco Ciavatta, studente di diciott’anni, pur essendo ferito tentò di fuggire ma, inseguito dagli aggressori, fu colpito nuovamente alla schiena e morì in ambulanza durante il trasporto in ospedale. Nelle ore seguenti, col diffondersi della notizia dell’agguato tra i militanti missini, una sgomenta folla di attivisti organizza un sit-in di protesta sul luogo dell’eccidio. Il gesto inconsulto di un giornalista che, distrattamente, getta un mozzicone di sigaretta nel sangue rappreso sul terreno di una delle vittime, provoca la rabbia dei presenti che culmina con tafferugli e scontri anche con le forze dell’ordine che reagirono con cariche, lancio di lacrimogeni e colpi di arma da fuoco. Uno di questi colpi centrò in piena fronte il diciannovenne Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio, che morirà dopo due giorni di agonia”, è quanto scrive in una nota Giuseppe Agliano, presidente del Centro studi Tradizione Partecipazione. “Alcuni mesi dopo l’accaduto -prosegue- il padre di Francesco Ciavatta, si uccise per la disperazione, ingerendo una bottiglia di acido muriatico. Inoltre, nel primo anniversario di Acca Larentia, nel corso di una manifestazione nel quartiere Centocelle, l’agente di polizia in borghese Alessio Speranza sparò ed uccise con un colpo alla nuca il diciassettenne militante del Fronte della Gioventù Alberto Giaquinto, reo soltanto di aver partecipato al ricordo degli amici uccisi l’anno prima. Ieri sera, organizzato dal Centro studi Tradizione Partecipazione e alla presenza di un folto gruppo di militanti della destra reggina, ritrovatisi simbolicamente in Via Roma nr. 8 ( appunto Roma 7-1), si è reso omaggio al sacrificio di quei giovani che avevano scelto, come tanti di noi, di fare politica come si diceva allora “dalla parte sbagliata”, dalla parte della lotta al consociativismo e al comunismo. Negli anni 60/70 era passato in Italia il messaggio che essere un anticomunista fosse una “provocazione”. Infatti, in quegli anni, solo le sinistre potevano parlare ed esprimersi liberamente nelle scuole, nelle università, nelle piazze, nei luoghi di lavoro. Ma molti ragazzi non ci stavano, non accettavano questi diktat e decisero di difendere la loro libertà aderendo al Fronte della Gioventù e al Movimento Sociale, proprio come avevano fatto Franco, Francesco e Stefano. Vittime, come tanti, dell’odio politico e della discriminazione ideologica di quel tempo.