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Ceccato 98 – La festa della bella gente

ceccato 98

ceccato 98di Enzo Cuzzola – L’estate al paese avanzava, tra una puntatina a Calamizzi ed un bagno nel canalone del Consorzio irriguo, tra una festa di paese e l’altra. Dopo la festa della Graziella, infatti, era seguita la festa della Madonna del Carmine. Il solito albero della cuccagna, le solite danze al ritmo della tarantella, le solite bancarelle. Ma due cose erano diverse rispetto alla Graziella: la giostrina ed il percorso della Processione.

La giostrina era stata montata sullo spiazzo dietro la chiesa di Cannavò, tra le case popolari già costruite e quelle in costruzione. Il paese alto era stato interessato, qualche anno prima, da uno smottamento, che aveva reso tutte le abitazioni pericolanti, per cui, le stesse, erano state sostituite da altrettante case popolari, a valle in quello che prima era territorio di Riparo. Dapprima erano state costruite ed assegnate quelle per gli occupanti delle case più pericolanti, adesso erano in costruzione le altre. Il giostraio aveva montato l’attrazione il venerdì pomeriggio. Una specie di albero sulla sommità del quale girava una ruota, alla ruota erano appese, per il tramite di catene in ferro, venti seggiole. La ruota girava e le seggiole giravano, più aumentava la velocità e più le seggiole salivano verso l’altro, per girare quasi in orizzontale alla ruota che le reggeva. Su un braccio meccanico era appesa una banderuola, la seggiola che saliva più in alto, consentiva all’intrepido occupante di staccare la banderuola e vincere un giro gratuito, per sé o per altri. Così gli ometti si cimentavano per donare il giro gratuito ad una delle belle ragazze del paese.

La processione si tenne la domenica 14 di luglio, dato che il 16 sarebbe caduto il martedì successivo. Mentre la processione della Graziella aveva interessato tutta la parte bassa del borgo, delimitata dall’Asparella, quella del Carmine era, dapprima scesa verso il basso, sino al detto vallone, per poi risalire verso la parte alta del borgo, avventurandosi prima verso le case alte dei Logiudice e dei Giordano, ridiscendendo in paese, attraverso il vallone Manti. Poi attraverso la vecchia comunale era risalita verso contrada Scappatura, da qui, passando davanti casa della mia compagna di classe Nunzia Sartiano, aveva raggiunto la provinciale per ridiscendere in paese attraverso la stessa, passando davanti al “laboratorio” e sul ponte nuovo.

Era stato un percorso estenuante, era partita alle 17 ed era rientrata dopo le 21 inoltrate.  Quelle due processioni consentivano di avere una idea completa della geografia del paese, ma soprattutto di avere una idea di dove ogni famiglia abitasse. Quelle due feste, poi, rendevano il paese ancora più coeso e solidale, pur nell’immancabile campanilismo, mai sopito, tra Riparo e Cannavò. La gara, per la festa più bella, aveva trovato il culmine nei fuochi di artificio. Era stata vinta dalla gente, dalla fede, dalla solidarietà e dalla amicizia. Quella domenica sera addormentandomi, a notte inoltrata, provai una forte sensazione di piacere: ero felice. Felice di non avere molte agiatezze, di non avere molte attrattive, mi bastava Calamizzi ed il canalone, ma soprattutto felice di essere nato in mezzo a quella bella gente.

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