Reggio Calabria: il 5 novembre sarà benedetta la campana del monastero delle grotte di Kiev

Il 5 novembre sarà benedetta la campana del monastero delle grotte di Kiev

campana kievSono passati pochi mesi dal vigliacco furto delle campane perpetrato ai danni della Chiesa di San Paolo dei Greci, sita nel popoloso rione Sbarre, e, grazie alla generosità dei benefattori evergeti, la domenica mattina si potrà udire ancora lo scampanio dei sacri bronzi. Da Pechersk Lavra, il complesso conosciuto come il monastero delle grotte di Kiev, è giunta a Reggio una meravigliosa campana, di pregevole fattura, che prende il posto di quella sottratta da vili e sacrileghe mani. In ottemperanza ai canoni religiosi, perciò, domenica 5 novembre, al termine della Divina Liturgia, verso le ore 11:00, il clero locale provvederà alla solenne benedizione della nuova campana. “Il suono delle campane, nella tradizione ortodossa, serve non solo a richiamare i fedeli al rito, ma allontana e scaccia i demoni, essendo per loro un vero e proprio tormento, che li costringe a tenersi a distanza dalla Chiesa e dai fedeli. Potrà, così, continuare il sogno di regalare a Reggio un’oasi spirituale nel cuore della periferia, a dispetto dei tanti incivili che continuano a gettare la spazzatura dietro le absidi della Chiesa e di coloro che portano i loro cani a espletare i bisogni proprio all’interno dell’area consacrata, inconsapevoli dell’ineluttabilità della giustizia divina. Come dice il proverbio: “gioca coi fanti e lascia stare i santi!”

A coloro che vorrebbero i Greci di Calabria e il loro etnarca, il Metropolita di Italia e Malta S.E. Gennadios, figli di un dio minore, la Parrocchia greco-ortodossa di Reggio risponde che, a dispetto della miopia della classe politica e di una parte delle istituzioni, la Storia non può essere cambiata: Reggio era ed è greca nel midollo e nel sangue. Solo riconoscendo la propria identità, questa città martoriata da ignoranza ed egoismo potrà tornare a essere grande e a prendere il posto che le compete nell’Italia e nell’ecumene. Chi si aspetta qualcosa da genti barbare e straniere, si illude: il riscatto economico, culturale e sociale dipende solo da noi stessi” ha concluso p. Daniele Castrizio.