‘Ndrangheta a Reggio Calabria, Cafiero de Raho: “svelate le strutture occulte”

Le parole del procuratore capo di Reggio Calabria, Cafiero de Raho durante l’inaugurazione della nuova sede del comando provinciale a Catanzaro

LaPresse/Adriana Sapone

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In questi anni e’ stato fatto tantissimo. Non c’e’ stato territorio che non sia stato toccato almeno da un’ondata di arresti. Ma quel che mi sembra piu’ importante e’ che e’ stata individuata non solo la struttura evidenziata originariamente in “Crimine” e “Infinito”, come risulta anche nell’operazione “Mandamento”, ma anche una struttura sovraordinata, parallela, nella quale si trovano i soggetti riservati“. Lo ha detto il neo procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, durante un’iniziativa dei Carabinieri che si e’ svolta a Catanzaro in occasione dell’inaugurazione della nuova sede del comando provinciale, a cui ha partecipato anche il comandante generale dell’Arma, Tullio Del Sette.

Il procuratore capo di Reggio Calabria, Cafiero de Raho, che ancora non si e’ formalmente insediato alla guida della Dna, durante una sorta di bilancio sulla sua attivita’, ha evidenziato il ruolo di questa struttura “segreta”: “Sono quei rapporti che la ‘ndrangheta tiene per sviluppare meglio i propri interessi economici e di vicinanza ad una parte della politica che a volte e’ stata creata per gli stessi interessi ‘ndranghetistici“. Si tratta, per il procuratore, di una condizione che merita attenzione: “Questo nuovo sforzo investigativo e’ un campanello d’allarme – ha detto – non solo per l’economia che gia’ aveva avuto diverse indicazioni, ma per la stessa politica. La politica buona, quella che si muove negli interessi dei cittadini, deve guardarsi da una politica inquinata creata dalla ‘ndrangheta”. Il magistrato si e’ soffermato anche sulla collaborazione tra le forze dell’ordine e di polizia: “Nei quattro anni e mezzo in cui sono stato procuratore, indipendentemente dall’organismo che procedeva, tutti hanno messo a disposizione i propri dati, ma non sull’esecuzione, prima. Nel senso che i vertici delle forze dell’ordine hanno parlato prima, la strategia e’ stata condivisa prima, e questa – ha concluso – e’ stata la forza della presenza dello Stato a Reggio Calabria“.