L’era di Alfano è finita

La lista di Alleanza Popolare consegue un flop clamoroso: 4.1%, sotto la soglia di sbarramento del 5% prevista dalla Legge Elettorale Regionale

alfano-reggio-20All’inizio del 2015, nessuno avrebbe potuto pronosticare una simile fine. Infatti, il buon Angelino era appena riuscito a conseguire un risultato straordinario alle elezioni regionali calabresi: 8,4%, con conseguente apertura delle porte di Palazzo Campanella per ben tre dei suoi candidati.  La sua lista costruita su uomini di Scopellitiana memoria era riuscita nell’impossibile. Eppure, dall’altro lato dello Stretto le cose non sono andate altrettanto bene. Per carità, uscire sconfitti da un’elezione non è cosa rara. Raro può essere uscirne con le ossa frantumate. Ancor più raro, però, è il caso in cui uscirne sconfitti e con le ossa frantumate equivale a concludere la propria esperienza politica. Certo, in politica non si può mai dire, tuttavia la prospettiva di una fine alla Fini (scusate il gioco di parole) o alla Rutelli, è dietro l’angolo. La carriera del leader di Alleanza Popolare (o Ncd o Alternativa Popolare, non ricordo più) è stata fulminante. A soli 25 anni venne eletto Deputato Regionale (l’equivalente di un Consigliere Regionale) in Sicilia con Forza Italia, della quale divenne capogruppo all’ARS. Seguirono, quindi, due legislature da deputato, la prima a soli 30 anni (quando, generalmente, un giovane inizia a farsi conoscere a livello comunale) nel 2001, e una seconda nel 2006. Fortuna volle che la Legislatura 2006-2011 vide la propria conclusione anticipata in forza del “caso Mastella” con conseguente indizione di nuove elezioni. Il 2008 fù il suo anno. Rivinse Berlusconi, e il di lui Delfino assunse la prestigiosissima carica di Ministro della Giustizia. Poco importa se il “lodo Alfano” venne dichiarato incostituzionale dalla Consulta, cose che capitano, direte voi. Ma non basta, l’ascesa di Angelino continua, in vista delle politiche del 2013 è lui a essere indicato come candidato Premier dalla coalizione di centro-destra. Il Pdl (calderone in cui sono confluiti Forza Italia e Alleanza Nazionale) vince al Senato ma perde alla Camera. E’ necessario un “Governo di Larghe intese”, Angelino tocca il cielo con un dito: Ministro degli Interni e Vice Presidente del Consiglio dei Ministri. Ruoli che conserva sino all’insediamento del nuovo Premier Gentiloni, che decide di “declassarlo” a Ministro degli Esteri, c’è di peggio nella vita. Tuttavia, sebbene a livello centrale il buon Angelino abbia continuato a scalare posizioni (e poltrone) a livello locale e di rapporto con il popolo le cose sono andate precipitando. Dopo il miracolo ottenuto in Calabria alla fine del 2014, ha inanellato una serie di catastrofi politico-elettorali da far invidia alla Napoleonica Campagna di Russia. Fino al loro culmine. La Waterloo di Angelino. Elezioni Regionali Siciliane, domenica 5 novembre 2017.  Il clima è quello ideale: la scuola di Angelino è la DC e il territorio Siciliano è uno dei bacini storici della Balena Bianca. Anche l’ambiente è ideale: Angelino è Agrigentino e si è sempre definito un siciliano “doc”.  Eppure, i risultati sono disastrosi. La lista di Alleanza Popolare consegue un flop clamoroso: 4.1%, sotto la soglia di sbarramento del 5% prevista dalla Legge Elettorale Regionale. Volendo fare dei raffronti con gli altri leader di partito, sarebbe come se Giorgia Meloni nel Lazio, Salvini in Lombardia e Matteo Renzi in Toscana conseguissero il 4%. Catastrofico. Difficile capire cosa succederà adesso, un ritorno del figliol prodigo da papà Berlusconi? Il veto di Giorgia Meloni e Matteo Salvini sembra assoluto.  Un posto nel bloccato proporzionale del PD? Matteo Renzi ha già i suoi guai e non ha certo tempo per quelli degli altri.  Si vedrà, tuttavia, pare che la stagione politica di Angelino abbia imboccato il viale del tramonto, a soli 47 anni.

avvocato Domenico Francesco Meduri