Ceccato 98 – Più alto è il monte

ceccato 98di Enzo Cuzzola - La Pasqua era passata da qualche giorno. Nell’aria c’era l’inebriante odore di zagara, ma anche un forte odore di terreno appena arato, mescolati, quegli odori, erano una carica impressionante. Erano gli odori della vita.  Don Pasqualino non era riuscito a terminare la benedizione delle case entro Pasqua. Continuavamo la nostra missione. Don Pasqualino, il capo chierichetto e due di noi piccolini, apprendisti chierichetti.

Era bellissimo quel giro per il paese, che era fatto per un terzo di centro e per due terzi di case sparse, che si espandevano nel raggio di un paio di chilometri. Avevamo iniziato dal centro e poi avevamo fatto tappa in ogni contrada o singola casa della periferia. Partivamo nel primo pomeriggio e rientravamo all’imbrunire, appena prima della Messa vespertina.

Il Capo chierichetto portava un paniere, mentre noi piccolini uno la Croce e l’altro l’acquasantiera. Il paniere di rientro era pieno di uova, offerte dalle famiglie in segno augurale a don Pasqualino, che le avrebbe distribuite alle famiglie più bisognose del paese.

Quell’anno fu per me una occasione per conoscere il territorio del paese e la gente che vi abitava. Quanta bella gente conobbi. La domenica a Messa, don Pasqualino annunciava la zona nella quale saremmo stati, durante la settimana, in modo che tutta la famiglia potesse cercare di farsi trovare in casa. Ci accoglievano cordialmente e recitavano con noi le preghiere, mentre don Pasqualino girava benedicendo per ogni stanza. Fu così che conobbi non solo ogni famiglia e la composizione, ma anche le loro case. Era gente semplice, quella del paese, ma le case erano molto pulite e sempre in ordine.

Fu al rientro di una di queste visite che incontrammo la fiat 1500 del Vescovo. Monsignor Ferro, era seduto nel sedile dietro, l’autista arrestò l’auto e scese ad aprire la portiera posteriore, per agevolare la scesa del Vescovo.  Ne venne fuori un bellissimo uomo, molto alto, ma anche molto esile e smunto. Indossava un pallio sulle spalle ed un zuccotto color paonazzo. Al petto aveva una grande croce d’oro e portava un anello molto vistoso. Porse la mano prima a don Pasqualino poi a ciascuno di noi, in modo che potessimo baciare l’anello. Disse che tornava da Mosorrofa dove era andato in visita pastorale, salutò don Pasqualino affettuosamente, poi ciascuno di noi con un bacio sulla fronte e si rimise in viaggio.

Ne rimasi affascinato. Rientrati in sacrestia, dissi a don Pasqualino che, sicuramente, quella del Vescovo doveva essere una bella vita. Mi rispose che, al contrario, era molto faticosa e carica di responsabilità, perché, disse, “più alto è il monte, più è carico di neve”!

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