Ceccato 98 – Pasqua di Resurrezione

ceccato 98di Enzo Cuzzola - E venne Pasqua. Fu una bellissima giornata di festa. Andammo tutti a Messa la notte prima, al Gloria le campane a festa annunciarono a tutto il paese che era risorto il Signore. Tutta la tristezza dei giorni precedenti era andata via. Una grande allegria mi pervase e pervase tutta la mia famiglia e la mia casa. La mattina di Pasqua mi svegliai al profumo del “polpettone di carne” che saliva dalla cucina. Papà era un maestro in cucina e nei giorni di festa il compito era suo. Aveva preparato i cannelloni al forno, dei quali andavamo tutti ghiotti ed il polpettone di carne, che era una altra, delle sue tante, specialità.

Pasqua per noi non era solo il giorno della resurrezione. Era anche un giorno di sollievo, perché, il burlone del prete ripeteva per tutta la Quaresima lo stesso tormentone, quest’anno Pasqua sarebbe stata di domenica. Ogni tanto qualcuno ci cascava e lamentava la perdita di un giorno di vacanza. Allora zio abbozzava il suo solito sorriso sornione, difficilmente rideva a scena aperta. Ma, il prete, evitava accuratamente di ripetere il tormentone in presenza di mio padre, perché sapeva che si arrabbiava, dato che a volte distrattamente ci cadeva anche lui.

Tornando dalla sua cappella, zio prete mi portò un bellissimo agnello di marzapane. L’uovo non era una nostra tradizione e per la verità non ne ero neanche attratto. Per noi l’uovo era quello nel cuddurace e rappresentava la nostra Pasqua, assieme all’agnello di marzapane. Ora con l’agnellino era Pasqua perfetta.

A pranzo sbafammo come non mai. Al momento del dolce, ad ognuno fu consegnato il suo bel cuddurace, ne mancava qualcuno, lo avevano consumato i soliti “topoloni” di casa. Ma mamma prudentemente ne nascondeva sempre qualcuno. Io e zio prete ci allontanammo un momento, per riapparire con i nostri cudduraci, che avevamo precedentemente accuratamente messo in sicurezza. Fu allora che zio prete nello spezzare il cuddurace, con quella simbologia e delicatezza tutta del sacerdote, disse che, vero, Pasqua era stata di domenica ma in compenso Natale non lo sarebbe stato. Papà trattenne il respiro, guardò fugacemente il calendario appeso alla parete, fece qualche calcolo mentale, e rispose “mangia paricu e viri non mi ngruppi”.

Ebbi un rapido pensiero di ringraziamento per nostro Signore, per avermi fatto nascere in quella famiglia, nella quale tranne le cose materiali, non ci mancava proprio nulla.

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