Ceccato 98 – La tristezza dei tedeschi contro l’allegria degli americani

ceccato 98di Enzo Cuzzola - In paese si diceva che zio prete avesse poteri soprannaturali. Per questo gli avevo creduto, quando mi aveva raccontato di quella volta in cui, durante la seconda guerra mondiale, gli ufficiali tedeschi, come d’uso accampandosi nella frazione dove era parroco, erano andati a trovarlo in canonica ed erano rimasti turbati da strani fenomeni. Erano in cinque e si erano seduti davanti la sua scrivania, in semicerchio, porgendo le spalle alla parete, alla quale era appeso un antico dipinto raffigurante un vecchio monaco, la porta di ingresso era alla loro destra e la finestra alla loro sinistra. Zio prete raccontava che volevano fucilarlo, perché sentivano soffiare sul collo, si giravano e non vedevano nulla. Avevano chiesto spiegazioni a zio prete, che aveva risposto che forse si erano lasciati suggestionare dal dipinto. Ma i tedeschi si erano proprio arrabbiati perché, loro, non avevano paura di nulla. Zio prete confermava che i tedeschi erano veramente soldati coraggiosi, perché avevano la forza delle armi. Non avevo ancora capito cosa intendesse.

Alla televisione i telegiornali parlavano della ricorrenza del 25 aprile, della festa di liberazioni, dei partigiani martiri. Chiesi allora a mio padre, se i tedeschi fossero veramente così cattivi. Mi disse che aveva avuto la fortuna di non saperlo, perché era stato prigioniero degli americani, all’altro capo del mondo, ma era tornato a casa. Però alcuni nostri compaesani, che erano stati prigionieri dei tedeschi, non erano più tornati, questo gli faceva pensare che, i tedeschi appunto, non fossero proprio brava gente. Del resto spiegò che, nella campagna di Africa, pur essendo alleati ognuno combatteva la propria guerra ed i tedeschi non avevano grande stima degli italiani, che consideravano codardi, mentre gli italiani consideravano loro, stupidi ed incapaci di ogni iniziativa, senza ordini dall’alto. Mio padre diceva spesso che, se gli italiani avessero avuto le armi, i mezzi, i rifornimenti ed i viveri dei tedeschi, avrebbero conquistato il mondo. Pensavo esagerasse.

Mia madre diceva invece che i tedeschi erano persone tristi. Erano accampati nel campo di fronte casa sua, alla confluenza del torrente Prumo con la fiumara del Calopinace. Non scambiavano neanche una parola con gli abitanti del posto, entravano ed uscivano guardinghi dal campo. Non si fidavano di nessuno. Minacciavano sempre di fucilare qualcuno. Raccontò che una volta un contadino gli vendette dei fichi di india, che mangiarono senza sbucciare, poi volevano fucilarlo. Diceva che erano tristi e sciocchi. Mentre gli americani, quando arrivarono a Reggio, si accamparono a loro volta nel campo lasciato dai tedeschi. Erano sempre allegri, parlavano a voce alta cercando di farsi capire, e ridevano fragorosamente. Quando, uscendo dal campo o rientrando, passavano di fronte casa sua, lasciavano ogni ben di Dio per lei e la bambina, mia sorella Paolina. Erano allegri e generosi, gli americani.

Incominciavo a capire come era andata veramente. I tedeschi combattevano una guerra ingiusta, non per la Patria, ma per l’avidità e la dittatura, per questo il Signore li aveva abbandonati ed erano sempre tristi e cattivi. Mentre gli americani combattevano per la Patria, la libertà e la democrazia. Il Signore era con loro, per questo aveva rispetto degli esseri umani ed erano sempre allegri.

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