Ceccato 98 – Il pacco

ceccato 98di Enzo Cuzzola – Con l’arrivo della bella stagione, bisognava trovare gli abiti adatti per ciascuno di noi. Gli abiti invernali venivano accuratamente riposti in armadio, mentre si spolveravano gli abiti primaverili ed estivi. A me, come sempre, toccavano gli abiti e le scarpe che erano stati di Paolo e di Pasquale. Ogni tanto anche io avevo qualcosa di nuovo. Infatti ad ogni cambio stagione arrivava il “pacco” dall’America. I miei zii pensavano bene di mandarci qualcosa di utile, oltre agli immancabili dollari, che spedivano per lettera “air mail” a mia madre.

Le mie zie lavoravano nell’industria tessile, per cui ci riempivano di ogni genere di abito e/o di tessuto, compresa la biancheria intima. Ma nel pacco, oltre al tessile, non mancavano mai le sigarette per mio padre e le gomme da masticare per noi, oltre ad una stecca di cioccolato per mia madre. Soprattutto per lei, il pacco era una festa ed una, commovente, gioia. Infatti si riempiva gli occhi di lacrime, pensando al fratello ed alle sorelle lontane, come al padre, che era rimasto in America per l’eternità. Ma la sua commozione aumentava, al pensiero, declamato continuamente ad alta voce, che in America pensavano sempre ai nostri bisogni.

Anche noi spedivamo il “pacco” in America, ma solo due volte l’anno, a Natale ed a Pasqua. Mio padre si appellava all’aiuto di suo compare Alessio, per trovare il pecorino dell’Aspromonte ed il salame nostrano. Roba per la quale gli zii andavano ghiotti. Mio padre confezionava il pacco accuratamente, rendendolo ispezionabile, dato che, diceva, in America prestavano molta attenzione al cibo che arrivava.

Mio padre mi spiegò, alla prima occasione utile, che non spedivamo il pacco per ricambiare il gesto degli Americani, ma per affetto e rispetto. Affetto perché erano nostri cari. Rispetto perché quando si vuole bene lo si dimostra, anche con gesti semplici, quale spedirsi qualcosa di cui si ha bisogno o qualcosa di cui si sente la mancanza. Mi spiegò anche che egli voleva bene ai parenti di mamma, come ai suoi. Era convinto anche che la cosa fosse ricambiata. Erano cresciuti assieme, erano sopravvissuti alla guerra ed alla fame, aiutandosi a vicenda. Mai si sarebbero potuti dimenticare uno degli altri. Che bella famiglia la nostra!

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