Ceccato 98 – Il miracolo della vita

ceccato 98di Enzo Cuzzola - Il 26 aprile non andammo a scuola. Dato che il 28 si sarebbe votato, le scuole erano rimaste chiuse, per l’allestimento dei seggi. La mattina erano arrivati i camion con l’arredo occorrente, poi i carabinieri avevano portato, con le loro camionette, i militari che avrebbero montato di guardia al seggio. Noi dall’esterno della ringhiera di recinzione del plesso, avevamo osservato tutte le operazioni.

Il pomeriggio, dato anche il caldo ormai tornato, chiesi a mia madre di poter arrivare fino a Prumo, alla stalla di zio Vincenzo. Mia madre ne approfittò per mandare un pacchetto di biscotto di grano a Nonna Maria, che amava cenare con il pane duro bollito, insaporito con una spolverata di formaggio.

Arrivato a Prumo per prima cosa andai a consegnare il pacchetto a nonna ed a salutarla. Buscai un dollaro. Aveva sempre un dollaro per i nipoti che andavano a trovarla. Mi piaceva quel suo pensiero, ma soprattutto mi piaceva conservare i dollari che mi dava, unitamente a quelli che mi inviavano dall’America, zia Peppina, che mi aveva battezzato, zia Tita e zio Pepè, gli zii americani. Zio prete mi aveva spiegato il significato della frase impressa sul dollaro che in italiano significa noi confidiamo in Dio. Secondo zio prete, gli americani volevano significare che la loro impresa, il loro condurre gli affari, dovesse sempre ispirarsi agli insegnamenti divini. Mi piaceva quell’idea. Si poteva produrre, crescere, arricchirsi, senza peccare, come facevano gli americani, bisognava solo non perdere mai di vista i comandamenti divini.

Ma non vedevo l’ora di scendere nella stalla, il vero motivo per cui mi trovavo lì, passai dalla cucina di zio Vincenzo, Concettina, mia cugina, mi sorrise con i bellissimi occhi verdi smeraldo, chiesi a zia Cata (Caterina) di accompagnarmi, perché bisognava superare l’ostacolo di due mastini napoletani posti di guardia al cancello di ingresso. Arrivato nella stalla sentii muggire insolitamente. Zia Cata mi spiegò che una delle mucche stava per partorire, assistita da zio Vincenzo e dai suoi figli, Lino (Pasquale) e Cola (Nicola), che avevano vegliato per alcune sere in attesa che “giungesse il tempo”, e mi raccomandò di stare in un angolo, nascosto, per non infastidire quella “partoriente”.

Fu bellissimo assistere alla nascita del vitello. La sera a casa lo raccontai a mamma, raccontai con quanta premura zio ed i cugini avevano assistito quella mucca. Mi spiegò che ogni partoriente và aiutata ed assistita, perché “mamma che opera il miracolo del dare la vita”. Le donne del paese venivano assistite dalla signora Larenza (in vero Maria, chiamata così per via del nome del marito, appunto Lorenzo, la levatrice. Mentre le mucche venivano assistite da mio zio Vincenzo.

Due bellissime persone che in modo diverso assistevano al miracolo della vita.

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