Ceccato 98 – I ripartitori d’acqua

ceccato 98di Enzo Cuzzola - Nei campi era tutto un fermento, chi zappava, chi faceva i solchi, chi trapiantava le piantine, dai vasi di semina, nei solchi, chi piantava i paletti per i pomodori ed i fagioli di palo. Intanto gli uccelli, comprese le rondini, combattevano con gli spaventapasseri. L’odore della terra vangata si univa a quello dello stabbio, il pregiato concime naturale. La primavera nei campi, preludio del raccolto estivo, metteva addosso una inebriante voglia di vivere, ma soprattutto di stare all’aperto. Davanti il salone di Vincenzo vi era uno strano fermento. Si erano riuniti i ripartitori di acqua, operai stagionali del Consorzio Irriguo del Calopinace. Il 2 maggio avrebbero preso servizio, perché la distribuzione dell’acqua nei campi sarebbe avvenuta “con l’orologio”.

L’acqua per i nostri campi era un bene prezioso quanto una risorsa scarsa. D’inverno bastava quella piovana, anche perché prima della raccolta dei bergamotti i giardini non venivano coltivati. Poi dalla primavera, con l’inizio delle coltivazioni, ma soprattutto d’estate. quando la siccità avrebbe stroncato la maturazione degli ortaggi, l’acqua era indispensabile. Le condotte, costruite molti anni prima dal Consorzio, nascevano in contrada Morello, dove erano ubicate anche le vasche di raccolta dell’acquedotto comunale del paese. Qui l’acqua veniva lasciata a volte nel letto della fiumara, per alimentare l’acquedotto, a volte dirottata nelle condotte del Calopinace, per l’irrigazione degli orti. Lotta strenua fra due pari necessità di sopravvivenza. Avevamo bisogno dell’acqua in casa, ma avevamo bisogno anche dell’acqua negli orti. Ma era sempre la stessa acqua. Bisognava saper dosare le necessità. A questo provvedevano i fontanieri comunali ed i ripartitori del Consorzio.

I ripartitori del Consorzio erano brave persone, tutti amici di mio padre, compare Pepé Marra, compare Demetrio Marra, compare Nino Scappatura, il signor Denisi, il cui fratello era un giovane sacerdote molto stimato in città. Vigilavano che l’acqua del Consorzio non venisse rubata e venisse usata secondo il capitolato di ripartizione a cui ognuno aveva diritto. Manovravano i portelli di deviazione con sapiente maestria, di giorno e di notte, consentendo ad ognuno di irrigare il giardino a scorrimento. Facevano in modo che si alternassero dei turni per evitare che lo stesso colono dovesse irrigare sempre di notte o di giorno ed alle stesse ore. Ma soprattutto sapevano dosare, oltre il capitolato, il prezioso liquido. Infatti non erano mai fiscali e distribuivano l’acqua non solo in funzione del diritto di ciascuno, ma anche delle necessità, infatti l’acqua veniva distribuita in funzione della grandezza del giardino, ma soprattutto del numero di bocche che il colono doveva sfamare.

Per questo mai nessuno protestava. Per questo, mi spiegò mio padre, tutti volevano bene ai ripartitori dell’acqua. Allega brigata che allietava le nostre serate e notti per tutta l’estate, accompagnandole spesso con l’organetto al ritmo di tarantella.

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