Ceccato 98 – Aspettando la Pasqua

ceccato 98di Enzo Cuzzola - Quel mercoledì mattina a scuola ci avevano dato le vacanze per Pasqua. C’era stata una piccola recita, una piccola festicciola, alla quale aveva partecipato il delegato comunale. In paese c’era infatti la delegazione municipale, retta da un impiegato, che gestiva i rapporti con l’anagrafe comunale (in sostanza provvedeva a tutte le annotazioni, che riguardavano la gente del paese, ed a portare indietro, dal municipio, tutte le certificazioni che gli venivano richieste) e che gestiva il personale operaio distaccato (cantonieri e netturbini) e presidiata da un delegato del cindaco, di solito un consigliere comunale in carica.

Il delegato aveva portato in dono per tutti i bambini della scuola le uova di cioccolato. Finita la recita, la maestra vicaria del direttore, che stava in città alla Edmondo de Amicis dalla quale dipendevamo, fece un breve discorso sul significato della Pasqua, poi intervenne don Pasqualino Suraci, infine il delegato fece un lunghissimo discorso, del quale non capimmo assolutamente nulla.

Dopo i discorsi e gli immancabili applausi, che non lesinammo a nessuno, seguì la distribuzione delle uova di cioccolato agli scolari. C’era però qualcosa che non mi convinceva. Infatti non fu seguito un ordine per classe, ovvero alfabetico, nel chiamarci. Il delegato aveva un elenco dal quale chiamava ed ai primi consegnò le uova più grosse, poi via di seguito per finire con quelle più piccole. Tornati in classe chiesi spiegazioni al maestro Zaccaria, il quale mi spiegò che le uova più grosse andavano ai ragazzi figli degli amici del delegato, quelle più piccole agli altri. Aggiunse che chi aveva ricevuto un uovo piccolo avrebbe dovuto essere contento, voleva dire che i propri genitori erano persone veramente libere.

Io fui molto contento.

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