Antimafia, Roberti va in pensione e il Csm deve nominare il procuratore: Cafiero de Raho super favorito su Scarpinato per il nuovo prestigioso incarico

Csm, in settimana la decisione sulla nuova guida della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo: Cafiero de Raho è favorito

cafiero-de-raho-1Franco Roberti andra’ in pensione il prossimo 16 novembre, e il Csm si appresta, gia’ questa settimana, a scegliere chi sara’ il suo successore alla guida della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo. La nomina e’ fissata all’ordine del giorno di mercoledi’ prossimo, quando il plenum di Palazzo dei Marescialli dovra’ esaminare le due proposte presentate dalla Quinta Commissione, su cui e’ stato gia’ espresso il ‘concerto’ del ministro Andrea Orlando. Due i candidati: Federico Cafiero de Raho, attuale capo della Procura di Reggio Calabria, e Roberto Scarpinato, che oggi guida la Procura generale di Palermo. E’ Cafiero de Raho, pero’, a partire favorito: in Commissione, infatti, lo scorso 5 ottobre, votarono a suo favore 5 consiglieri su 6. A sostenere la sua nomina, furono i togati di Unicost Massimo Forciniti e Francesco Cananzi, la laica di centrosinistra Paola Balducci, il togato di Magistratura Indipendente Luca Forteleoni e il laico di centrodestra Pierantonio Zanettin. Soltanto il rappresentante di Area Piergiorgio Morosini voto’ a favore di Scarpinato. Nato nel 1952 a Napoli, Cafiero de Raho e’ in magistratura dal 1978: nel corso della sua carriera ha svolto sempre funzioni requirenti, prima come pm a Milano (dal 1979 al 1984), poi a Napoli, dove, nel 2006 e’ stato promosso procuratore aggiunto. E’ a capo della Procura reggina dall’aprile 2013. Lo scorso luglio e’ stato in corsa per la poltrona piu’ alta della Procura di Napoli, incarico per cui gli venne preferito dal Csm Giovanni Melillo, fino a qualche mese prima capo di gabinetto del Guardasigilli Orlando. Negli anni passati a Milano, Cafiero de Raho si e’ occupato di inchieste sul traffico di droga, contrabbando e bancarotta fraudolenta. Passato poi alla Procura partenopea, il magistrato ha fatto parte della Direzione distrettuale antimafia fin dalla sua istituzione, rimanendovi per 8 anni dedicandosi in particolare alle indagini sul clan dei Casalesi: sua la requisitoria al processo ‘Spartacus’, considerata, in un parere del 2007 del Consiglio giudiziario di Napoli, “uno dei momenti piu’ importanti della lotta allo Stato alla camorra”, come si ricorda nella delibera della Commissione con cui si propone la nomina di Cafiero a capo della Direzione nazionale antimafia. Anche a Reggio Calabria, si legge nella proposta avanzata al plenum, de Raho ha ottenuto successi nella lotta alla ‘ndrangheta: in particolare, si ricorda che “nel 2015 sono stati acquisiti 13 collaboratori di giustizia e 2 testimoni per i quali sono state avanzate proposte di misure di protezione, il che rappresenta una grande evoluzione in un territorio governato dall’omerta’”.

Scarpinato, nato a Caltanissetta nel ’52, ha iniziato invece la sua carriera in toga nel ’77: pretore a Nicosia tra il ’79 e l”86, ha svolto funzioni di magistrato segretario al Csm per due anni e, nel 1988, e’ tornato in Sicilia con funzioni di pm a Palermo, dove e’ diventato procuratore aggiunto nel 2000. Nel 2010 e’ stato nominato procuratore generale a Caltanissetta, incarico che riveste ora a Palermo dal 2013. Dall’agosto del 1989 ha fatto parte del pool antimafia di Palermo, poi della Direzione distrettuale antimafia: tra i procedimenti piu’ noti su Cosa nostra di cui si e’ occupato, quello per gli omicidi di Michele Reina, Piersanti Mattarella, Pio La Torre, nonche’ quello, concluso con la condanna all’ergastolo di diversi imputati, tra cui Toto’ Riina, per l’omicidio di Salvo Lima. Scarpinato e’ stato anche pm nel processo a Giulio Andreotti, mentre, nominato procuratore aggiunto nel 2000, ha lavorato alle indagini che hanno portato alla cattura di tre dei 4 vertici di Cosa nostra nella provincia di Trapani, tra cui Vincenzo Virga, latitante dal 1994. A Caltanissetta, in qualita’ di procuratore generale della Corte d’appello, ha gestito personalmente il procedimento sulla revisione delle sentenze di condanna emesse nei processi ‘Borsellino uno’ e ‘Borsellino bis’ per la strage di via d’Amelio. Scarpinato, si legge nella delibera con cui si propone la sua nomina alla guida della Dna, e’ una “memoria storica” in grado di “suggerire le misure piu’ efficaci per un valido contrasto della pericolosissima organizzazione mafiosa, che ha in Palermo la sua direzione strategica ed il centro principale delle sue multiformi attivita’ illecite”.