A Gioia Tauro una via intitolata a Ferdinando Caristena, ucciso dalla ‘Ndrangheta perchè aveva relazione gay con esponente della cosca locale

‘Ndrangheta: a Gioia Tauro via intitolata a vittima gay della cosca, secondo i pentiti fu ucciso per una relazione con esponente della ‘famiglia’

gferdinando-caristenaPer la prima volta in Italia un’amministrazione comunale ha intitolato una via cittadina alla memoria di un proprio cittadino ucciso dalla ‘ndrangheta poiche’ ritenuto omosessuale. La cerimonia di intitolazione si e’ svolta stamani a Gioia Tauro, citta’ nota per essere una delle roccaforti della ‘ndrangheta calabrese. Dopo gli stimoli anche grazie ad una petizione del massmediologo Klaus Davi, la commissione straordinaria antimafia che gestisce il comune dopo lo scioglimento ha deciso di intitolare una strada a Ferdinando Caristena, un giovane commerciante, titolare di piu’ negozi d’abbigliamento, ucciso da due killer 27 anni fa, il 18 maggio del 1990. Un segnale importante che fa memoria di una vittima di mafia e pone fine ai falsi miti generati dalla ‘ndrangheta. Dopo l’appello di Davi, fu l’ex sindaco Giuseppe Peda’ ad accogliere l’invito e ad annunciare la disponibilita’ ad intitolare una strada a Caristena in nome “della memoria di tutte le vittime innocenti, cadute a causa della violenza mafiosa affinche’ il ricordo dei tragici fatti che hanno caratterizzato il nostro passato – scrisse Peda’ – impedisca il ripetersi di simili eventi in futuro”. Caristena, secondo quanto dichiararono alcuni pentiti, venne ucciso da un commando composto da due persone che lo punirono in questo modo per aver avuto una relazione con Gaetano Mazzitelli, appartenente ad una famiglia in procinto di imparentarsi con i potenti Mole’ di Gioia Tauro. Caristena in tal modo avrebbe minato l’onore e la rispettabilita’ della potente ‘ndrina gioiese e tale affronto non poteva restare impunito. Caristena avrebbe poi intrecciato una relazione con Donatella Mazzitelli, sorella di Gaetano, tanto che i due intendevano unirsi in matrimonio. La versione raccontata dai pentiti tra cui Vincenzo Scriva e Annunziato raso e’ stata spesso contestata dalla famiglia della vittima. Alla manifestazione di stamani erano presenti il Prefetto Michele Di Bari e il Questore Raffaele Grassi.