Reggio Calabria, ‘Fata Morgana’: Sebastian Romeo rompe il silenzio su facebook, “mio padre Paolo Romeo è un pensatore, un visionario, un’acchiappastelle, voi siete fango”

Reggio Calabria, Sebastian Romeo rompe il silenzio con un lungo post su facebook: commenti precisi e pungenti sulle particolari ripercussioni provocate dall’operazione “Fata Morgana” sulla vita del figlio di Paolo Romeo, ecco le sue parole

reggio calabria _ dall'altoDopo un lungo silenzio, il figlio di Paolo RomeoSebastian – ha deciso di tornare a parlare e l’ha fatto con un lungo post su facebook dopo la trasmissione di “Presa Diretta” (Rai 3) della scorsa settimana. Nel post ci sono riferimenti specifici anche a importanti politici cittadini.

Di seguito lo riportiamo integralmente:

Il laboratorio dell’odio.

Esiste la maschera d’argilla, quella di bronzo, quella di ferro, quella di Pippo e, poi, quella di merda.
Quella te la fa solo Shpalman, diceva qualche anno addietro, in una sua nemmeno tanto fortunata canzone Elio, con le sue storie tese.
Anche i laboratori, nella loro complessità, possono essere diversi: farmaceutici, scientifici, politici, teatrali. E poi ci sono anche i laboratori dell’odio.
Quelli della costruzione dell’odio.
L’odio si manifesta nelle maniere più disparate: con l’insofferenza, con l’indifferenza, con l’azione violenta, con la maldicenza, con il fango, con la malevola interpretazione, con il pettegolezzo.
Ma sempre di odio si tratta.
L’odio non ha forma, non ha odore, non ha colore, ma lascia solchi.
Un’amichetta di mio figlio, un bambino di otto anni, tentava di avere spiegazioni da lui circa la prolungata assenza di suo nonno, perché aveva sentito dire a casa che non lo avrebbe visto per un “lungo periodo di tempo”: il pettegolezzo familiare.
Un magistrato ha archiviato una denuncia di scasso ed effrazione del mio studio legale, lo stesso che nei mesi immediatamente successivi è stato perquisito dalla Guardia di Finanza di Reggio di Calabria, relativamente alle indagini relative all’operazione Fata Morgana: l’indifferenza.
L’11 maggio del 2016 un pubblicista confuso, per ragioni di natura personale, ha pubblicato un dialogo travisato, inerente un’innocente conversazione tra me ed il mio genitore circa una maschera da carnevale principesca indossata dal mio bambino, rapportata – invece – al ruolo di Imperatore dei goliardi del mio stesso genitore, 40 anni fa, con tanto di foto rubata dal mio Fb: la malevola interpretazione!
Un Signore candidato a Sindaco, perdente, compagno di numerose “battute di pesca” in quel di Gallico, ove chiedeva consigli e pareri politici di ogni genere e sorta, oggi dichiara di non conoscere cose, fatti e persone, pur essendo abituale frequentatore del “salotto di Via Diana”: indifferenza.
Centinaia di sconosciuti, iscritti al partito del “sentito dire”, persino una mia vicina di casa orrida ed obesa, che prima ha minacciato di “bruciarmi l’auto perché parcheggiavo di fronte casa sua, perché amica degli amici, visto che il di lei marito lavorava ad Archi”, spargono “like” su articoli, spazzatura, prodotta da gente incompetente, vicina a questo ed a quello, che fino ad un mese prima telefonava per chiedere favori e lasciava curricula qui e lì, immaginando vai e vedi quale mondo inesistente: l’insofferenza.
Un signore, o presunto tale, che passeggia la mattina per stare libero il pomeriggio, dopo aver bruciato la fortuna di una vita lavorata con tanta fatica dal di lui padre, imprenditore in quel di Gallico, parla male di me in giro, sostenendo che io non abbia buoni rapporti con il fratello di mio padre, al secolo mio Zio MIMMO (da scrivere tutto in maiuscolo), persona di un altro pianeta, con doti umane eccezionali, senza il quale oggi, sinceramente, non so se riuscirei a stare in piedi: maldicenza.
E poi c’è Presa Diretta, ed altri prodotti del Fango. Godiamo della possibilità di avere una rete nazionale, di Stato, che non ritiene di dover ascoltare le ragioni di una vicenda surreale, che scrive attorno agli interessi teoremici di uno la sentenza Mediatica a carico di altri: un processo televisivo ove l’altro è contumace necessario.
Si sbandiera la vittoria del presupposto bene, senza porsi il problema della verifica del presunto male. Si alzano bandiere e si creano schieramenti.
C’è la necessità di generare squadre e tifosi.
Il desiderio di terrorizzare la gente. La gente perbene, la gente che conosce questa terra, la gente che vive la storia di questo acroterio in disperata ricerca di eroi, conosce bene la storia di mio padre.
Mio padre è Paolo Romeo.
Mio padre è un pensatore, un visionario, un’acchiappastelle.
E voi, voi siete fango.
Ed io ho smesso di tacere. Buon lavoro“.