Messina, ancora un altro colpo alla criminalità tortoriciana: in manette 46enne [NOME e DETTAGLI]

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Messina in manette 46enne tortoriciano, l’uomo era in atto sottoposto agli arresti domiciliari, dopo l’arresto nel giugno 2014, nell’ambito dell’operazione “Affari di Famiglia”

galati massaro sebastiano per stampaI Carabinieri della Compagnia di Sant’Agata di Militello, nella serata del 5 ottobre, hanno eseguito un ordine di esecuzione per espiazione di pena detentiva in regime di detenzione domiciliare, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Patti, nei confronti di Galati Massaro Sebastiano, 46enne di Tortorici, dovendo il medesimo espiare la pena di anni 1 e mesi 8 di reclusione, poiché riconosciuto colpevole del reato di furto aggravato commesso in Tortorici in data 22 luglio 2009. Il predetto era in atto sottoposto agli arresti domiciliari, dopo l’arresto, nel giugno 2014, nell’ambito dell’operazione “Affari di Famiglia”, per la quale era stato condannato, in primo grado di giudizio, alla pena di anni 3 e mesi sei di reclusione per il reato di associazione per delinquere finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti. L’attività antidroga dei Carabinieri, condotta dalla Compagnia di Sant’Agata di Militello, coordinata dalla DDA di Messina congiuntamente alla Procura della Repubblica di Patti, ha inflitto un duro colpo alla malavita tortoriciana, riuscendo a sgominare una ramificata organizzazione criminale, composta da 22 soggetti, con base in Tortorici, votata stabilmente al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, cannabis indica e hashish. L’inchiesta giudiziaria, avviata nel giugno 2011, seguita dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Sant’Agata Militello, è stata il frutto di una complessa ed articolata attività investigativa, compendiata da numerose attività di intercettazione, ambientali e telefoniche. Le investigazioni hanno avuto inizio con le operazioni di intercettazione all’interno del Carcere di Messina – Gazzi, sul conto di Conti Mica Francesco, ritenuto il capo del gruppo criminale, detenuto per una rapina compiuta nella stessa Tortorici ai danni di un’anziana donna. In seguito il contesto di indagine veniva ampliato con una serie di ulteriori attività di intercettazione nei confronti degli altri indagati, nonché l’effettuazione di pedinamenti, di perquisizioni e contestuali sequestri di partite di stupefacenti. In particolare, le indagini consentivano di smascherare un composito gruppo criminale, chiaramente riconducibile alla famiglia mafiosa di Tortorici, nello specifico la cosca  dei c.d. Batanesi, i cui componenti risultavano avere il controllo diretto di numerose “piazze di spaccio” ramificate sull’intero territorio dei Nebrodi (Rocca di Capri Leone, Tortorici, Capo d’Orlando, Galati Mamertino, Torrenova e Sant’Agata di Militello). I canali di approvvigionamento degli stupefacenti utilizzati dal sodalizio criminale tortoriciano venivano localizzati nelle città di Palermo, Catania e Centuripe (EN), presso soggetti anch’essi fidelizzati alla criminalità organizzata, i cui contatti erano stati agevolati dall’intervento di mediazione dei maggiorenti della famiglia mafiosa di Tortorici.