Hotspot a Messina, Ketty Bertuccelli: “Governo agisce nell’ombra, si favorisca l’integrazione dentro nuclei piccoli e diffusi”

Ketty Bertuccelli: “In una città come Messina, dove va arginata la diffusione di sentimenti e visioni discriminatorie e razziste, la nascita di un hotspot è un pericolo per tutte e tutti”

ketty bertuccelliIl prossimo 24 Ottobre si terrà a Messina, “nell’Hotspot di nuova istituzione” (newly established hotspot, come si legge dal sito dell’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali), un workshop sulla Carta Europea dei Diritti Fondamentali: evento al quale parteciperanno rappresentanti del Ministero degli Interni, autorità di altri Hotspot italiani, rappresentanti della Commissione Europea, operatori di Frontex, EASO, Europol, UNHCR, IOM. “L’ufficialità della realizzazione del nuovo Hotspot, se di ufficialità si può parlare dal momento che il nostro governo preferisce agire nell’ombra- dichiara Ketty Bertuccelli, candidata alle prossime elezioni regionali in Sicilia nella lista Fava- si inserisce tra gli obiettivi del piano del ministro dell’immigrazione Minniti e arriva, dopo il susseguirsi nei mesi scorsi di notizie artatamente poco chiare, confermando l’apertura nella nostra città dell’undicesimo Hotspot italiano. Il drammatico aumento di flussi migratori di questi anni, come ho più volte affermato, necessita di posizioni politiche chiare e progetti che nulla hanno a che vedere con il sistema degli enormi centri di accoglienza che fanno oggi da contraltare ai nuovi, altrettanto sinistri e inquietanti, centri di detenzione libici, Lager moderni il cui orrore è ancora tutto da svelare, varati col plauso del Governo nazionale”.  Il sistema degli Hotspot– continua la candidata- è noto per l’utilizzo di prassi lesive del rispetto umano; una struttura non degna della persona che si caratterizza per il trattenimento coatto, la negazione dell’accesso alla procedura d’asilo e l’uso della forza durante le procedure di identificazione; lontano dall’idea di accoglienza umana appare come un moderno lager, dove vengono stipati numeri esorbitanti di persone, in aperta violazione dei diritti umani. In una città dove va arginata la diffusione di sentimenti e visioni discriminatorie e razziste la nascita di un hotspot è un pericolo per tutte e tutti; serve pensare ad un’accoglienza divisa tra più enti e in numeri piccoli, più umanamente gestibili; un’accoglienza che favorisca l’integrazione dentro nuclei piccoli e diffusi. L’immigrazione- conclude– può essere una risorsa umana e politica: l’hotspot, no”.