Cesv Messina, l’appello del mondo del volontariato per la “giornata mondiale della salute mentale”

Cesv-MessinaL’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) ha lanciato un nuovo programma d’azione dedicato. L’ONU dichiara che “la salute mentale è fondamentale per il benessere personale, le relazioni familiari e la capacità dell’individuo di contribuire alla costruzione del tessuto sociale. In occasione di questa celebrazione riconosciamo che  non ci può essere salute fisica senza salute mentale”. La ricorrenza è quella della “Giornata mondiale della salute mentale”, che cade il 10 ottobre. E si tratta di un’occasione per la quale – sottolinea il presidente del Cesv Messina, Santi Mondello – il mondo del volontariato chiede a viva voce di andare oltre la celebrazione e ottenere risultati efficaci”. In questi anni il Cesv Messina, nell’ambito delle proprie finalità istituzionali – aggiunge Mondello – “ha organzzato diversi momenti di formazione e confronto tra volontari, responsabili delle istituzioni, esperti, come il ciclo di seminari che si è svolto tra Messina e Barcellona Pozzo di Gotto tra il 2015 ed il 2016. E nei prossimi mesi intendiamo, anche su sollecitazione delle associazioni, riproporre momenti di studio ed approfondimento, soprattutto a partire dalle recenti disposizioni contenute nel piano socio sanitario della Regione siciliana”.

In effetti il quadro è dinamico. È prossimo alla discussione nella Commissione della Sanità del Senato il decreto legge per “ulteriori disposizioni per l’integrazione degli interventi a livello nazionale e locale per la promozione e garanzia della salute mentale” e i proponenti,  Nerina Dirindin e Luigi Manconi, spiegano come, a distanza di 40 anni dalla legge 180, “la presa in carico delle persone con disagio e disturbo mentale e delle loro famiglie è ancora un punto debole”. In Sicilia è di questa estate (approvato il 31 luglio e pubblicato il 4 agosto) il decreto sui Piani di azione dei servizi sociosanitari di cui si attendono i decreti di attuazione e che riconosce i limiti del Servizio di Salute Mentale della Regione Sicilia e propone  un nuovo modo di gestire le persone con disagio mentale attivando i Progetti Terapeutici Individualizzati e i Budget di Salute capaci di dare risposte adeguate e importanti ai soggetti, alle loro famiglie e al territorio.

“L’Associazione di Volontariato “Casa di Solidarietà e Accoglienza” di Barcellona Pozzo di Gotto, che in trent’anni ha accolto, con l’autorizzazione della Magistratura di Sorveglianza, di centinaia di persone ristrette nell’Ospedale  Psichiatrico Giudiziario, autori di reati da lievi a gravi  –  sottolinea don Giuseppe Insana, probabilmente la voce più autorevole del Messinese nel campo del volontariato a sostegno ai disagiati psichici –  può affermare che la persona inferma  di mente debitamente accompagnata può vivere pienamente integrata nel territorio svolgendo attività sociale ma anche lavorativa. Il quartiere di Barcellona Pozzo di Gotto dove hanno vissuto e continuano a vivere le persone dimesse dall’Ospedale psichiatrico giudiziario, oggi Casa Circondariale, non ha nessuna prevenzione e paura per la loro presenza, anzi è diventato accogliente e amico. Di fronte a tutto questo bisogna fare in modo che le iniziative legate alla ‘Giornata’ non rimangano momenti occasionali senza risultati concreti”. Gli fa eco Adriana Minniti presidente di “Io Persona” di Messina, storica associazione di familiari: “Nel complesso le iniziative di sensibilizzazione realizzate in questi anni  hanno avuto certamente degli effetti, ma si tratta di gocce nel mare”.

Nel territorio – sottolineano i volontari – sono numerosi i problemi in attesa di soluzione: “significativa carenza di operatori, e anche di piena operatività di servizi previsti come Day Hospital, Centro Diurno, visite domiciliari e sostegno alle famiglie, sensibilizzazione del territorio, formazione e inserimento lavorativo del malato psichico; a ciò si aggiunge la carenza di risorse finanziarie per l’inserimento in Comunità Alloggio, quando necessario, la mancanza di avvio di Progetto Terapeutico Individualizzato e Budget di Salute che rappresentano un percorso significativo e sostanziale per la persona inferma di mente”.

È necessario – sottolinea don Insana – “un vero confronto dei responsabili delle varie Istituzioni competenti: Azienza Sanitaria Provinciale, Comune, Dipartimento Salute Mentale, familiari, pazienti, associazioni, Ispettorato del Lavoro. Un confronto senza facili deleghe o rimando di responsabilità, con lo sforzo concreto  di trovare le risorse umane e finanziare per le attività previste dalla normativa. La Giornata dovrebbe diventare un momento sinergico di verifica del lavoro svolto e di programmazione concreta”. In particolare, si auspica un  “coordinamento di associazioni di volontariato, di familiari, di Terzo settore per la Salute Mentale che interloquisca con autorevolezza con le Istituzioni provinciali e regionali competenti (ASP, DSM, Comune, Assessorati Regionali della Sanità e della Famiglia), che denunci le inadempienze, che faccia proposte valide e realizzabili”.

“C’è moltissimo da fare”, aggiunge Minniti di “Io persona”. “Sicuramente la sensibilizzazione è molto importante, ma occorrono le risorse e le professionalità. Al Centro salute mentale Messina Nord mancano nove medici dall’organico, c’è carenza di infermieri. Al Centro salute mentale Messina Sud non va meglio perché mancano i tecnici della riabilitazione e, anche qui, gli infermieri. Questa carenza di organico non è facilmente recuperabile finché la Regione non indice i concorsi. E con le elezioni alle porte e un altro probabile cambio ai vertici dell’assessorato regionale alla sanità, i tempi si allungano. Noi, insieme a tutto l’associazionismo siciliano impegnato nel settore, stiamo aspettando di capire chi sarà il nostro interlocutore e andare a Palermo a far valere le ragioni dei malati e delle loro famiglie. Indispensabile sensibilizzare deputati, sindaci, organi di governo locali e regionali sul problema della salute mentale per offrire servizi migliori, ridurre i tempi di attesa e migliorare il sistema di cure personalizzate. Noi come associazione da 21 anni seguiamo le famiglie delle persone con disturbi mentali, diamo loro voce a tutti i livelli, nazionale, regionale e locale perché siamo consapevoli della necessità di parlare della cattiva salute mentale e degli sforzi che lo Stato e le Regioni devono mettere in campo, perché i disturbi mentali hanno un effetto distruttivo sulle famiglie, tendono ad essere rimossi e nascosti dalla società, in cui queste malattie non sono ancora accettate, fanno paura al punto da non volerne addirittura parlare”.

Eppure ci sono casi a lieto fine significativi. Per esempio – racconta Minniti – quello di una donna allora neanche quarantenne, individuata e “recuperata” grazie all’aiuto della Caritas diocesana, che ha accettato di farsi aiutare, è stata seguita in una comunità terapeutica assistita sull’Etna e “oggi, a 47 anni, è completamente guarita, ha una vita normale, delle amiche, aiuta la madre malata”.Oppure il caso di un ragazzo tossicodipendente che picchiava il padre e, oggi, “dopo un percorso di cura personalizzato nel centro Camelot a cui ha partecipato con molta buona volontà, con il sostegno della dottoressa Clemente, dell’assistente sociale e della psicologa che sono stati per lui veri punti di riferimento, è guarito e ha un bel rapporto con il padre malato che assiste personalmente”.

E anche Insana non fa fatica a ricordare vicende importanti. Quella di un ex detenuto Opg originario della Calabria ormai ambientato a Barcellona Pozzo di Gotto. “Viene richiesto per svolgere attività lavorativa nelle campagne e nelle ville, si intrattiene a giocare a carte con la gente del quartiere; aiuta chi ha bisogno; assume con responsabilità e continuità la terapia farmacologica; da mesi vive in modo autonomo anche se continua a frequentare l’Associazione”. O quella di un altro paziente psichico che “ha scelto di restare a vivere nell’Associazione, dove in modo gratuito e squisito si presta a fare tutti i servizi, accoglie gli utenti detenuti che usufruiscono di benefici presso la CaSA; accoglie e aiuta gli immigrati e in genere i bisognosi. Si mostra sereno e realizzato continuando ad assumere la dovuta terapia farmacologica”. Sono “modelli – conclude – che affermano con la loro testimonianza quanto sia vero il messaggio di Franco Basaglia”.