Ceccato 98 – ‘U Chiaccu (L’accalappiacani)

ceccato 98di Enzo Cuzzola - I cani in paese erano di casa. In ogni abitazione delle case sparse ve ne era almeno uno, legato alla cuccia a fare da guardia. Poi ve ne erano tantissimi che vagavano liberi per il paese. Ogni tanto si azzuffavano fra mute rivali, ma non davano mai fastidio a nessuno. Qualcuno ne aveva paura, ma li evitava girando al largo quando li incontrava. Il vigile urbano di servizio alla delegazione municipale ne era terrorizzato.

Anche a noi non davano fastidio, in fondo eravamo simili. Bande organizzate che vagavano per il paese in attesa di organizzare qualche gioco o monelleria. Li lasciavamo in pace e loro lasciavano in pace noi.

Da qualche giorno, ogni mattina, arrivava in paese un maledetto furgone rosso, nuovo fiammante, tutto chiuso come un cellulare. Scendevano gli addetti con i lunghi cappi e si mettevano a girare per il paese in cerca di cani. Li catturavano e li chiudevano nel furgone rosso. I grandi ci dissero che li portavano al macello comunale dove li sopprimevano in una “camera a gas”.  Non era giusto.

Nessuno aveva veramente paura dei nostri cani e non avevano mai dato fastidio a nessuno. Ne parlammo con il maestro e questi ci spiegò che il problema era che nessuno pagava la tassa per loro, infatti non portavano la medaglietta, e per questo il comune li sopprimeva. Non era giusto.

In una ansa riparata del Calopinace raccoglievamo di tutto di più. Ogni sorta di materiale infiammabile per alimentare la “bamparizza (il fuoco) di san Giovanni”. Raccoglievamo roba da un anno all’altro. Qualcuno si ricordò che lì custodivamo il copertone dismesso di una grossa ruota di camion. Lo avevamo recuperato proprio dalla fiumara. Era quello che serviva.

Quella sera, all’imbrunire, non senza fatica, portammo la ruota di camion dalla fiumara sino alla stalla dei Calluso, posta proprio sotto strada all’altezza della curva di Campolo. La appoggiamo al muro di contenimento della strada … pronta alla partenza.

La mattina seguente i maschi marinarono la scuola. Ci nascondemmo dietro il muro di contenimento del torrente Asparella, all’angolo con la stalla dei Calluso. Quando in lontananza dalla curva di Branca spuntò il furgoncino rosso, tre dei più agili saltarono sulla strada e spinsero a tutta forza la ruota per la discesa, facendole acquistare velocità. Poi di nuovo di qua dal muro e via a gambe levate attraverso i giardini di Musitano. Il furgone rosso non potette evitarla e da quel giorno non fu più fiammante e non si vide in giro per lungo tempo.

Affidarono le indagini al vigile urbano di servizio alla delegazione. Qualcuno in paese, riservatamente, gli fece sapere che la prossima azione sarebbe stata quella di aizzare contro tutti i cani del paese. Sentimmo i grandi commentare che, terrorizzato, aveva chiuso presto le indagini, individuando i responsabili, erano stati i signori Ignoti.

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