Ceccato 98 – Trattore umano

ceccato 98di Enzo Cuzzola – In paese, in molti, conducevano i bergamotteti in colonia. Il rapporto di colonia consentiva loro di abitare nella casa colonica, percepire una quota percentuale sul valore dei bergamotti raccolti, coltivare il terreno ad ortaggi trattenendone i frutti. Per questo i coloni si consideravano fortunati.

‘Ndria (Andrea) faceva lo zappatore. Veniva assoldato a giornata, dai coloni del paese, per zappare il terreno, subito dopo la raccolta dei bergamotti. Il terreno zappato avrebbe consentito il trapianto degli ortaggi fino ad allora curati nel seminatoio. Il giardino quindi in primavera ed estate avrebbe dato tanta roba da mangiare e, nelle annate in cui andava bene, da conservare sotto olio o sotto aceto. I pomodori avrebbero poi consentito la produzione di succulente insalate e della conserva, per l’inverno successivo.

‘Ndria zappava e ‘nsurcava (formava i solchi che sarebbero serviti a delimitare il quadrato – crestaria- necessario per l’irrigazione a scorrimento) con una abilità senza pari. Infatti era un uomo minuto, ancora più di mio padre, e gracile, sulla settantina. Era evidente che il frutto del suo lavoro non era prodotto dalla forza, quanto dalla abilità nel manovrare la vanga.

La paga consisteva in poche centinaia di lire, il pranzo ed un fiasco di vino. Salario in danaro ed in natura, come era di prassi all’epoca nel bracciantato agricolo. Il fiasco di vino veniva consegnato la mattina all’inizio del lavoro, con quello, ‘Ndria avrebbe tolto la sete ed asciugato il sudore, come dicevano i grandi. A mezzogiorno sarebbe arrivato il  “pesce stocco con patate”, accompagnato sempre dalla immancabile discussione con il colono, circa il numero di pezzi di stocco e di patate e la prevalenza di queste ultime, che a dire di ‘Ndria non sarebbero stati corrispondenti al pattuito.

In paese intanto erano arrivati, nelle terre dei Vilardi, i primi trattori in dotazione ai coloni. ‘Ndria era indispettito. Doveva conservare l’onore ed il lavoro. Stipulò allora una scommessa con uno dei coloni: avrebbe ‘nsurcato una tomolata di terreno prima ancora del trattore, ma, soprattutto, la crestaria, contrariamente a quella prodotta dal trattore, sarebbe stata perfetta. La giuria era composta da mio padre, da Pepé il ripartitore di acqua e dal fattore Nino Labate, cugino di mio padre.

Vinse Andrea, tutta la giuria ne era contenta. La sera mio padre ci raccontò la gara. Concluse che nella vita e nel lavoro la forza era sempre superata dalla abilità.

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