Ceccato 98 – Piazza Carmine

ceccato 98di Enzo Cuzzola - Quando poteva, mio padre mi portava sempre con sé in città. Era bellissimo vedere il mondo da quel sellino posteriore della ceccato 98. Quella mattina, non essendo andato a scuola, mi portò a piazza Carmine. Lì c’era la sede di un noto grossista di alimentari, proprietario anche delle corriere che collegavano la città alla zona ionica: le autolinee Tripodi.

Piazza Carmine era un brulichio di mezzi di ogni genere, corriere, camion furgonati e telonati, automobili, motocarri e motoapi, moto e vespe, carri e carretti. Ma soprattutto era popolati di asini. Ce ne erano a decine. I contadini scendevano dalla campagna portando a sella d’asino ogni sorta di ortaggio o frutta, olio, vino, pane di grano e formaggio. Sul marciapiede antistante il negozio del grossista, al capolinea delle corriere, esponevano su delle ceste capovolte, la loro mercanzia. Le signore di città o le donne di servizio visionavano la merce e poi mercanteggiavano sul prezzo. Era uno spettacolo di colori di odori e di rumori.

Era bella la città. Era bella quella confusione e quella animosità, contrapposta alla lentezza ed apatia del paese.

A me piaceva andare dal grossista perché c’era ogni ben di Dio, mi piaceva osservare ogni cosa, mi piaceva osservare un omone che chiamavano il Ragioniere mentre su una macchinetta con la manovella dava di conto.

Ma soprattutto mi piaceva il provolone gigantesco appeso al tetto del deposito e le ruote di grana, impilate dal pavimento al tetto. Il Ragioniere lo aveva capito da tempo. Ogni volta che capitavo lì con mio padre, impugnava un coltello sgrana formaggio e tagliava un pezzettino di provolone stagionato, poi me lo porgeva per l’assaggio. Teneva al mio giudizio o, forse più semplicemente, era un bravuomo.

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