Ceccato 98 – Paura del buio

ceccato 98di Enzo Cuzzola - Quel lunedì sera, dopo cena, attorno alla conca, zio prete mi chiese cosa avessi, perché non ero riuscito a dormire la notte prima. Gli confidai che avevo paura del buio. Allora mi avvisò che quella paura me la avrebbe fatta passare lui. Mio padre, che lo sapeva burlone e capace di qualunque scherzo, lo diffidò “non gli fare qualcuno dei tuoi scherzi da prete, finirai per impaurirlo di più”. Zio prete si schernì, affermando che i preti non fanno scherzi e tantomeno lui. Non aveva mai fatto scherzi in vita sua. Lo guardai, impaurito, in quanto a scherzi era maestro.

Andammo a letto un poco più tardi. La stanza di mio zio prete era accanto a quella che condividevo con i miei fratelli, tanto che per arrivare alla sua stanza doveva passare dalla nostra. Solo una parete divideva il suo letto dal mio. Tanto che a volte di notte, quando mi sentiva sveglio e per tranquillizzarmi, tamburellava con le mani nel muro per farmi sapere che era sveglio anche lui.

Ci mettemmo a letto. Tutti. Io nella stanza con i miei fratelli e zio prete nella sua. Non c’era porta tra le due stanze, solo un varco. Intimò di spegnere la luce. Paolo disse, aspettiamo che si addormenti Enzo. Zio prete intimò, spegnete la luce. A zio prete bisognava ubbidire. Io ero terrorizzato alla sola paura che ne avrebbe combinata qualcuna delle sue. Appena spenta la luce, si mise a giocare con la lampada che teneva sul comodino. Accendeva e spegneva rapidamente la lampadina. Dopo qualche istante di sorpresa, Pasquale chiese a zio cosa stesse facendo. Zio prete si rivolse direttamente a me chiedendo cosa vedessi a luce spenta ed a luce accesa. Non capivo la domanda. Allora mi spiegò che tra luce spenta e luce accesa avrei visto sicuramente le stesse cose. Ammisi che era vero. Poi mi addormentai.

Il giorno dopo a pranzo mi spiegò che tra il giorno e la notte non vi è alcuna differenza. Solo che di notte il sole va a dormire e si sveglia la luna e viceversa. Mi invitò ad osservare sempre il cielo, per vedere il continuo passaggio di consegne tra sole e luna. Quante cose sapeva. Poi mi spiegò che non bisogna mai avere paura di niente e di nessuno, quando non si è soli, neanche al buio. Obiettai che se non ci fossero stati, lui o i miei fratelli, allora avrei avuta molta paura. Mi spiegò ancora che non siamo mai soli, anche quando ci sembra, perché quando pensiamo di essere soli, allora il Signore ci sta tenendo in braccio. Gli credetti.

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