Ceccato 98 – Le scarpe di nascita

ceccato 98di Enzo Cuzzola - Io non avevo problemi di abbigliamento e non avevo problemi di calzature. Ero ricco. Non mi serviva andare al negozio per provare nulla. Mi bastava andare in mansarda e cercare. Avrei sempre trovato scarpe e vestiti alla bisogna. Quando Paolo e Pasquale dismettevano qualcosa, ovviamente perché non gli stava più bene, dato che anche loro crescevano, questa veniva accuratamente riposta in mansarda da mia madre. Non appena la mia taglia sarebbe coincisa con quella di qualche indumento o di qualche paio di scarpe, ecco che quelle diventavano di mia proprietà.

Erano belle le cose dei mie fratelli ed ero orgoglioso di indossarle. Anzi era un vanto per me poter dire ai miei compagni che, quella cosa o quella tal altra, erano state dei miei fratelli. Era anche comodo non dover perdere tempo in inutili prove al negozio.

Le scarpe erano ovviamente comodissime, in quanto molto vissute, più volte risuolate o rifatti i tacchi.

In genere ognuno di noi aveva due paia di scarpe: scarponcini per l’inverno, scarpe con l’occhiello per l’estate. A forza di indossarle di continuo e di farci ogni cosa (dall’andare a scuola, al giocare a nascondino, al dare qualche calcio ad un pallone) finivano spesso per avere fame. Si avere fame: si aprivano letteralmente ed i grandi per rassicurarci ( o forse per calmarsi) ci dicevano che le scarpe avevano fame.

Quel giorno tornando da scuola, mi accorsi che anche i miei scarponcini avevano fame. Corsi in mansarda, senza dire nulla a mamma, ma non trovai nulla di calzante.

La sera a cena chiesi a mio padre se lo avevano pagato per la raccolta dei bergamotti. Rimase sorpreso dato che era la prima volta che sentiva da me quella domanda. Spiegai il problema. Zio prete mi rassicurò dicendo che non era un problema reale, dato che quando non si trovano scarpe si usano “quelle di nascita”, come facevano loro da bambini, poi scoppiò in una risata fragorosa. Mia madre mi spiegò che loro da bimbi stavano, spesso, scalzi e chiamavano i piedi nudi, appunto, scarpe di nascita.

Il pomeriggio seguente, mi accomodai sul sellino posteriore della ceccato 98. Scendemmo in città, in via filippini vi erano tanti negozi di calzature, entrammo e mio padre mi fece provare e poi comprò dei bellissimi scarponcini nuovi.

Uscendo dal negozio lo ringraziai. Lui mi disse che, anche se per la nostra famiglia era un sacrificio, non dovevo preoccuparmi, perché non si poteva fare diversamente … dato che scarpe di nascita in casa nostra non ce ne erano più. Le aveva consumate tutte lui ed ora non ne aveva più per i suoi figli.

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