Ceccato 98 – Le corone di Sant’Aloi

ceccato 98di Enzo Cuzzola - Davanti la bottega di mio padre, alla parete, c’era una boccola in ferro. Alla boccola gli avventori della bottega legavano la cavezza degli asini. All’epoca ancora pochi avevano l’automobile ed allora il mezzo di locomozione era rappresentato dall’asino, soprattutto per gli anziani. L’asino, oltre a servire per trasportare le derrate acquistate, era il compagno di viaggio di molti nostri clienti.

Mia piaceva osservarli quegli asini ed asine legati alla boccola, mentre aspettavano pazienti il ritorno del padrone, che aggiungeva soma su soma sulla loro groppa. Erano asini giovani o vecchi, forti o stanchi, ma erano la “corona di Sant’Aloi” dei loro padroni.

Un vecchietto nostro cliente aveva un asino altrettanto vecchio, dal pelo grigio di natura e di vecchiaia. Si capiva che erano cresciuti assieme, talmente erano affiatati e rispettosi l’uno dell’altro. Quel pomeriggio si era incontrato davanti la nostra bottega con un contadinotto del paese, abbastanza benestante, che aveva appena comprata, dagli zingari, una asina baia catalana, molto alta, possente e mansueta. Il contadinotto derideva il vecchietto, invitandolo a portare l’asino al macello, tanto non serviva più a niente. Il vecchietto contrariato rispondeva che il suo asino sarebbe morto con lui, mentre non sarebbe stato così sicuro che un’asina di quel valore poteva essere stata venduta , dagli zingari, senza inganno.

Fatte le compere in bottega da mio padre, si spostarono dal vinaio per bere un bicchiere disputandolo a “morra”. Si attardarono quanto bastò per dare il tempo al cielo di imbrunirsi e mandar giù acqua a catenelle. L’Asparella si arrabbiò ed ingrossò. Quando spiovve i due uscirono dal vinaio per riprendere il cammino. Il vecchietto e l’asino grigio guadarono l’Asparella per primi. Il contadinotto dovette rassegnarsi ad attendere, perché la povera asinella baia non ne voleva sentire di guadare il torrente, aveva paura dell’acqua … ah gli zingari!

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