Ceccato 98 – L’albero di noci

ceccato 98di Enzo Cuzzola – Tra la strada provinciale e la fiumara del Calopinace, il torrente Asparella confinava con la proprietà di zio Demetrio. Sovrastava le case dei suoi figli e la stalla un enorme e secolare albero di noci. La chioma dello stesso si spandeva per una metà sulla stalla e l’orto confinante e per l’altra metà sul torrente. Da quell’albero si raccoglievano ogni autunno una “abbondanza” di noci. Ma zio Demetrio, con una lunghissima scala di legno ed il classico panaro, raccoglieva le noci solo sulla metà dell’albero che copriva la stalla. L’altrà metà dell’albero, quella che dava sull’Asparella, rimaneva in balia dei ragazzi del paese. Cominciavamo col raccogliere le noci per terra, poi ci arrampicavamo come scimmie sullo stesso, sceglievamo una sera di domenica all’imbrunire e via l’assalto. Avevamo paura che zio Demetrio ci scoprisse e ci sgridasse, ma soprattutto che riferisse la  cosa ai nostri genitori, nel qual caso nessuno ci avrebbe evitato una bella “fitta”.

Una sera ascoltai mio padre parlare col fratello, che riferiva della bravata, negando assolutamente di aver avuto la possibilità di individuare chi fossero i ragazzi arrampicatisi sull’albero. Mio padre allora cercò di spiegargli che quelle noci erano sue, che avrebbe dovuto raccoglierle tutte. Non avrebbe dovuto pensare che le noci prodotte dalla metà dell’albero che dava sul torrente non gli appartenessero.

Allora zio Demetrio spiegò che ne era ben convinto, ma quell’albero produceva noci per tutti ed egli era felice nel sapere la gioia di noi ragazzi per la scorpacciata di noci. Ma la ragione vera stava nel fatto che un anno raccolse tutte le noci per sé, ma l’anno dopo l’albero fruttò pochissimo. Da allora egli raccolse solo il frutto della metà e l’albero dava sempre di più, era l’albero della “Provvidenza”.

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