Ceccato 98 – I mascherati

ceccato 98di Enzo Cuzzola – La domenica ed il martedi di Carnevale ci mascheravamo e andavamo a bussare alla porta di ogni casa del Paese. Qualche giorno prima compravamo una maschera di cartone al tabacchino, i prezzi oscillavano dalle 5 alle 20 lire, i più fortunati la compravano in città. C’erano i volti di cow boys, indiani, corsari, pirati, banditi, poliziotti, ecc.. La maschera guidava il resto del costume, che era sempre costituito da panni vecchi, da adulti, che le nostre mamme raccattavano in soffitta ed assettavano alla meno peggio.

Finito di pranzare ci radunavamo in uno dei nostri soliti “covi”, per evitare di essere riconosciuti non ci mascheravamo in casa, uscivamo portando dietro il “fagotto” dei costumi da indossare … che indossavamo appunto nel punto di ritrovo, solitamente ben nascosto, lì lasciavamo i vestiti per tornare a riprenderli dopo la “mascherata”.

Finita la vestizione, ci incamminavamo per iniziare il giro dalla casa più lontana del paese, sempre per evitare di essere riconosciuti. Il paese era fatto per circa due terzi di case sparse, alcune delle quali distavano dal centro anche tre o quattro chilometri. Non ne saltavamo nessuna, anche a costo di finire il giro a sera inoltrata.

Bussavamo ad ogni porta, gli abitanti della casa ci aprivano invitandoci ad entrare, entravamo salutando solo con dei gesti o dei mugugni o cercando di alterare la voce. Seguiva il rito del riconoscimento. Cercavano di indovinare l’identità di ogni “mascherato”, non ci riuscivano mai. O almeno così’ ci sembrava. Quando capitava, stranamente ogni famiglia riconosceva gli estranei, mai i propri congiunti.

Seguiva l’offerta. Ci venivano offerte le polpette di carne, non potevano mancare il martedì grasso, neanche nelle case più povere, quello che variava, a dimostrazione del livello di benessere (si fa per dire) della famiglia, era la quantità di carne nell’impasto. Nelle case più benestanti, che sapevamo quali fossero prima ancora di entrarci, ci veniva offerta anche la “pignolata”. Si andava così avanti tutto il pomeriggio, qualcuno si ingozzava, qualcuno crollava via facendo, sino all’ultima abitazione.

Non c’era una sola porta che rimanesse chiusa al bussare del “mascherato”. La sera andavamo a dormire esausti, ma contenti nel constatare quanto era bella la nostra gente!

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