Ceccato 98 – Caliti juncu ca’ sciumara passa (piegati giunco che passa la piena)

ceccato 98di Enzo Cuzzola - L’Asparella non si ingrossava solo in autunno. Faceva brutti scherzi anche a febbraio e marzo. Piogge violente, temporali, ed ecco l’Asparella impedire il transito a tutti e mio cugino Nino fare da traghetto umano. Ma l’Asparella confluiva nella fiumara del  Calopinace, assieme a tanti altri torrentelli, alcuni a noi noti, come il Manti, Il Morello, il Prumo, altri ancora a monte che non conoscevamo.

Il Calopinace ogni volta che si arrabbiava, perché non reggeva più il carico portatole dai suoi fratelli torrentelli, faceva la voce grossa e rompeva gli argini. Per questo l’estate precedente gli operai di una ditta della ionica lavoravano alla costruzione delle briglie ed al rafforzamento degli argini, ma non avevano finita l’opera. All’inizio dell’inverno avevano lasciato i lavori, li avrebbero ripresi in primavera. Avevano accantonato una ruspa in una piazzola in secca, appositamente realizzata rialzando il letto della fiumara. Poi erano andati via.

Quella domenica mattina ci eravamo svegliati al rumore dei tuoni e dello scrosciare violento di pioggia mista a sassi di grandine. Usciti sull’uscio per andare a Messa, sentivamo il fragore della fiumara. Era troppo rumorosa, troppo arrabbiata. Mio padre disse che forse i suoi fratelli le avevano portata troppa acqua.

All’uscita della Messa andammo tutti, piccoli ed adulti, a vedere la piena dal ponte nuovo, costruito appena, perché sulla vecchia passerella la saggezza dei grandi ci impedì di avvicinarci.

La ruspa era nel mezzo della fiumara, che aveva spazzato, come una foglia, l’argine artificiale creato dagli operai prima di andare via. Mio padre capì che ero rimasto scosso. A casa mi spiegò che l’uomo non può nulla contro gli eventi della Natura. Deve organizzarsi per “arginarne” la forza, ma mai impedirle di esprimerla in qualche modo. Se le impedisci di sfogarla da una parte, trova sempre l’alternativa e fa danno.

Mi disse poi che, questo insegnamento bisogna applicarlo spesso anche nella vita quotidiana, bisogna ricordare sempre che i nostri antichi dicevano “calati juncu ca’ sciumara passa….”

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