Ceccato 98 – Braciere

ceccato 98di Enzo Cuzzola – Nei giorni più freddi di inverno, ogni casa del paese, veniva scaldata con il braciere. Contenitore di rame, con i bordi risvoltati, per essere appoggiato e contenuto nella conca, classica pedana in legno a forma quadrata o circolare per appoggiarvi i piedi. Prima dell’imbrunire veniva posto del carbone in fondo al braciere, poi vi si bruciavano sopra dei rametti di bergamotto, residuati della raccolta del frutto o della rimonda delle piante. I rametti bruciavano il carbone fino a farlo diventare “brace”. Era importante che il braciere venisse portato in casa solo a brace matura, per evitare l’intossicazione degli abitanti. Noi mettevamo sempre sopra la brace un bergamotto, che diffondeva nell’aria un profumo inebriante, indimenticabile.

Attorno al braciere si sviluppavano tutte le conversazioni della famiglia, ognuno raccontava della propria giornata a scuola, a lavoro, in casa. Sedevamo tutti in cerchio con i piedi appoggiati alla conca. Mio zio prete sollevava la tonaca, per evitare di bruciarla, cosa che capitava spesso. Sulla sedia mozza, posta sulla conca a protezione del braciere, regnava gatta ciccia.

Attorno a quel braciere, grazie alla favella inestinguibile di mio zio prete, si sviluppavano sempre lunghe conversazioni. Sapeva di tutto, aveva una cultura impressionante. Conversava amabilmente con tutti. I miei fratelli, le mie sorelle, i miei cognati, i miei genitori, prendevano parte alla conversazione, con molta ammirazione per mio zio prete. Solo mio padre, nascondendo l’orgoglio nel cuore per il sapere del fratello, ogni tanto ci invitata a non credere a tutto quello che diceva. Il prete sorrideva e si faceva serio. Ascoltava anche gli altri ed accettava anche di essere contraddetto su tutto, ascoltando ed attribuendo valore anche alla opinione di persone semplici, come mio padre e mia madre, tranne che sui dogmi della fede, allora non transigeva.

Su quella conca si apprendevano molte cose dello scibile umano, ma si apprendeva  soprattutto ad ascoltare ed a cogliere ogni perla che viene dalla parola dell’altro, chiunque egli sia, anche la persona più semplice del mondo.

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