Parco d’Aspromonte: specie rare di pipistrelli certificano la qualità dell’area protetta

BarbastelloFondamentali indicatori di qualità ambientale e di biodiversità negli ecosistemi, i pipistrelli, finalmente usciti dalle grottesche leggende metropolitane che li vogliono succhiatori di sangue o improbabili topi volanti, sono oggi considerati eccellenti bioindicatori: la loro presenza, il numero di specie, la consistenza delle colonie e la loro diffusione sul territorio corrispondono infatti ad ambienti di buona qualità. Proprio la perdita di diversità ambientale e il degrado degli habitat hanno determinato negli ultimi anni una riduzione drastica su scala mondiale delle popolazioni di Chirotteri (questo il nome scientifico di questo ordine di mammiferi): estinzione di specie e forte riduzione delle popolazioni sono il risultato di stress ambientali, molti dei quali sono indotti dalle attività antropiche. Alla luce di queste considerazioni, l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, nell’ambito delle attività condotte dal Servizio Biodiversità e Territorio, ha attivato il monitoraggio della comunità di pipistrelli presenti nel territorio dell’area protetta. Il progetto, finanziato dal Ministero dell’Ambiente, è finalizzato ad approfondire le conoscenze sulla chirotterofauna di alcuni Parchi Nazionali del centro-sud ai fini della individuazione delle più opportune misure di tutela conservazione. Le indagini, coordinate dal Responsabile del Servizio, Dott. Antonino Siclari, coadiuvato in campo dall’esperto Pier Paolo De Pasquale, hanno consentito di accertare la presenza di una ventina di specie, tra cui il Barbastello (Barbastella barbastellus), e il Vespertilio di Bechstein (Myotis bechsteinii), entità molto rare a livello europeo, definite a rischio di estinzione (EN – Endangered) dalle “Liste Rosse” nazionali. “Il dato è molto interessante – commenta il Direttore Sergio Tralongo – anche perché testimonia la presenza di ambienti ancora poco disturbati, in grado di sostenere popolazioni di Chirotteri particolarmente esigenti, considerando che anche altre specie ritrovate nel Parco risultano vulnerabili. Tutelare questi mammiferi è un obiettivo primario dell’Ente, e conoscerli è il primo ma indispensabile passo in questa direzione”. Il monitoraggio ha consentito anche l’individuazione di due colonie riproduttive di pipistrelli denominati “ferro di cavallo”, il Rinolofo minore (Rhinolophus hipposideros) e il Rinolofo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum): si tratta di specie molto minacciate dalle attività di origine antropica, associate prevalentemente ai siti ipogei, come le grotte naturali, ma anche gli edifici abbandonati e i ruderi possono essere utilizzati per la riproduzione. “Tutelare i Chirotteri non è un’attività marginale o bizzarra – conclude il Presidente Giuseppe Bombino – Il loro ruolo nell’ecosistema è molto importante, sia negli ambienti forestali, sia negli ambienti urbanizzati: non dimentichiamo che sono preziosi alleati dell’Uomo, in quanto predatori e dunque responsabili del controllo di molte popolazioni di insetti dannosi o potenzialmente pericolosi per l’Uomo. Il Parco dell’Aspromonte, all’estremità della penisola, al centro del Mediterraneo, si conferma uno scrigno di Biodiversità, e i Chirotteri, che rappresentano un terzo di tutte le specie di mammiferi del nostro Paese, ben rappresentano questo tesoro che ci onoriamo di proteggere”.