“Oasi” di Reggio Calabria, Scaramuzzino a StrettoWeb: “lotterò fino alla morte per la mia onestà e dignità, sono pronto a spararmi in Prefettura”

Reggio Calabria: il titolare dell’Oasi Village ai microfoni di StrettoWeb esprime dolore e rabbia dopo la chiusura della struttura

ImmagineIntervistato ai microfoni di StrettoWeb, Mario Scaramuzzino, titolare dell’Oasi Village di Reggio Calabria, esprime il proprio dolore dopo l’interdittiva antimafia emessa dal prefetto Sammartino, che ha portato alla chiusura della nota e storica struttura con la revoca della licenza da parte del Comune di Reggio Calabria guidato dal Sindaco Falcomatà.

La chiusura della struttura lascia una ferita molto grossa anche a livello personale perchè è arrivata anche in concomitanza con la morte di moglie” queste le parole espresse dal titolare con una voce rotta ai microfoni di StrettoWeb. “La nostra attività presso l’Oasi è iniziata 20 anni e precisamente a inizio nel ’94, in tanti anni l’Oasi è stato verificato per cinque anni dall’ufficio delle entrate e negli ultimi 5 dalla guardia di finanza con un documento che è stato presentato al Tar dove si dice che non c’è infiltrazione mafiosa”. “Dopo 42 anni che lavoro per ben 18 ore al giorno, mi sono stancato e dopo tanti anni mi sono reso conto che ho sbagliato tutto, mio fratello, socio anche lui dell’Oasi, è andato a vivere fuori dall’Italia, è un uomo distrutto, non si rende conto neanche lui di cosa abbiamo sbagliato. Quello che io chiedo è che vorrei che qualche giudice ci spiegasse i motivi di questa interdittiva”. “Sono arrivato al punto che voglio vendere tutto, voglio andare via da questa città perchè non mi sento tutelato”. “Presso l’Oasi - continua ancora Scaramuzzinolavoravano ben 52 dipendenti, adesso ‘viviamo’ con 200/300 euro al mese, questo gesto da un contributo alla delinquenza perchè invece di togliere le persone dalla strada così vengono messe”. “Vedere la struttura così abbandonata per me è un colpo al cuore. L’Oasi è stata acquistata con un mutuo bancario, la finanza ha accertato che non abbiamo mai avuto movimenti strani. L’oasi è un bene della città, non è solo mio, io lo gestisco solamente“. Indignato ma soprattutto amareggiato per questa interdittiva ricevuta, il titolare afferma “io non mollerò, non abbasserò la guardia, anche se mi hanno già praticamente ucciso, io mi incatenerò in Prefettura perchè devo difendere la mia dignità dato che non ho fatto nulla. La mia battaglia la porterò avanti fino alla mia morte, a costo di ammazzarmi, devo avere la mia dignità a costo di compiere un gesto estremo. Sono disposto a spararmi in Prefettura, devo avere la mia ragione, non ho fatto niente, ho sempre solo lavorato perchè noi di famiglia siamo sempre stati grandi lavoratori“.

Foto StrettoWeb / Simone Pizzi
Foto StrettoWeb / Simone Pizzi
Foto StrettoWeb / Simone Pizzi
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