L’Aeroporto di Reggio Calabria e il folle sperpero dei pulmini di Accorinti e Falcomatà: 26 milioni di euro gettati in fondo allo Stretto

L’Aeroporto dello Stretto e la “scommessa dei pulmini” di Accorinti e Falcomatà: convinceteci che funziona e noi andiamo a chiedere un mutuo in banca per due biglietti

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

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Alzino la mano i pendolari messinesi che almeno una volta nella loro vita hanno deciso di partire dallo scalo reggino e, nel caso, ci raccontino la loro esperienza. I coraggiosi, ci convincano dei vantaggi nel preferire lo scalo del Tito Minniti a quello di Catania, perché noi probabilmente siamo un po’ confusi. Perchè, mentre le amministrazioni di Reggio Calabria e Messina organizzano incontri con la stampa e ci raccontano di un “grande progetto” per il rilancio della mobilità dello Stretto, noi messinesi continuiamo a non capire per quale motivo debbano essere spesi soldi pubblici per incentivare la fruizione di un servizio che più che “agevolare” un’utenza inesistente, ha il solo scopo di svuotare (invano) le nostre tasche. Quello a cui abbiamo assistito ieri al Cavallotti per noi è stato un grande show,  il delirio due amministrazioni sorelle, convinte che due autobus di linea possano salvare un aeroporto ormai pronto ad essere cancellato: è come cercare di abbattere un muro lanciando piccole pietre o peggio ancora cercare di salvare un malato terminale affidandosi alle cura magiche di un chiromante.

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

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I coraggiosi provino anche a spiegarci che i dati pubblicati da Assoaeroporti non sono poi così male, e che il Tito Minniti non sia nel 2017 l’aeroporto peggiore di Italia, l’unico che chiuderà l’anno con meno di 350.000 passeggeri, cioè il record negativo da sempre. E ci convincano di quanto sia vantaggioso preferire un volo in partenza da Reggio Calabria, venduto dalle (poche) compagnie presenti a prezzi a dir poco proibiti, ad un volo low cost in partenza da Catania. Perché un messinese dovrebbe preferire partire da Reggio Calabria, quando gli stessi reggini, residenti a Ravagnese, cioè a pochi metri di distanza dall’aeroporto, preferiscono lo scalo di Lamezia Terme?

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

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Ma nessun manager che abbia un minimo di competenza si è accorto di ciò? Basterebbe una semplice analisi di mercato per capire che il problema del Tito Minniti  non sono i collegamenti con lo Stretto. Tra gennaio e agosto 2017 i passeggeri transitati dal Tito Minniti sono stati solo 247.600 , cioè meno della metà degli utenti necessari per garantire la sopravvivenza dello scalo. Sono dati allarmanti, il calo rispetto al 2016 è stato del  24,4%. Nessun altro aeroporto italiano sta andando così male. Dopo il fallimento della SoGas, lo scalo ha iniziato una parabola che inevitabilmente porterà alla sua chiusura. Il sito internet da ormai svariati mesi è offline e non abbiamo alcuna info sui servizi che l’Aeroporto offre. E il problema dell’aeroporto reggino non è certo la mancanza dei collegamenti con Messina, perchè quello scalo ormai non lo usano più neanche … i reggini! Adesso non saranno certo due autobus che faranno la spola tra Messina e Reggio a cambiare le sue sorti:  l’Aeroporto dello Stretto non funziona perché non è competitivo. E la “genialata” di introdurre due navette, gratuite, per i pendolari, è l’ennesima dimostrazione dell’assoluta miopia dei nostri amministratori che hanno investito in questo progetto.

Accorinti Falcomatà Reggio (11)Da tempo si parla di rilancio della mobilità dello Stretto, di un sistema integrato di trasporti per l’Area Metropolitana e adesso i Comuni di Messina e Reggio Calabria hanno stanziato fondi per la cifra complessivamente pari a 26 milioni di euro per partorire queste inutili navette che rimarranno sempre vuote. Due giganteschi autobus Atam con decine e decine di posti a sedere dal 2 ottobre trasporteranno i fantomatici viaggiatori messinesi all’Aeroporto di Reggio (forse sarebbero stati comodi anche in una Smart, autista compreso), e intanto le due città continueranno ad essere isolate. Ma non sarebbe stato più utile impiegare questa cifra così sostanziosa per potenziare i collegamenti marittimi? Come si fa a parlare di aerea metropolitana se dopo le ore 20:00 non c’è uno straccio di aliscafo che colleghi Messina a Reggio Calabria? Il rilancio della mobilità tra le due sponde passa da soluzioni semplici, alla portata di tutti. Basterebbe iniziare puntando sul collegamento degli aliscafi. Introdurre corse notturne, anche in via sperimentale nel weekend, per consentire ai messinesi e reggini di attraversare lo Stretto senza dover aver necessariamente passare da Villa. Permettere ad un reggino di mangiare una pizza al Duomo e ad un messinese di mangiare il gelato sul Lungomare il sabato sera e ritornare a casa in aliscafo, viaggiando a piedi, senza avere il vincolo del mezzo con gli aggravi di tempi e costi che comporta il traghettamento tramite Villa San Giovanni. Questo sì che sarebbe un primo passo per lo sviluppo dell’area dello Stretto: integrare le due città, a partire dai giovani, dalla vita mondana, dalla cultura, dal teatro, dalle ore serali e notturne. Invece no. I nostri amministratori stanziano 26 milioni di euro per i messinesi che viaggiano all’Aeroporto di Reggio. Accorinti e Falcomatà sono al governo rispettivamente da 5 e 3 anni, e ne hanno spesi fiumi di parole sulla flotta dello Stretto, la mobilità integrata, i progetti di Area Metropolitana. Adesso continuano a parlarne annunciando in pompa magna un servizio inutile e costoso.
Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

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Il problema dell’Aeroporto non sono certo i collegamenti con Messina. Potrebbero costruire anche un’autostrada a 3 corsie sul mare, ma i messinesi non useranno il Tito Minniti così come non lo usano i reggini, perchè ci sono pochissimi voli, hanno orari scomodi e prezzi esorbitanti, mentre a pochi chilometri di distanza c’è un aeroporto molto più comodo ed economico come Catania. Se arrivassero nuovi voli, comodi ed economici, allora sì che i messinesi potrebbero scegliere lo scalo reggino e un investimento del genere avrebbe senso. Ma oggi no.

I coraggiosi provino a convincerci di quanto sia utile allo sviluppo della mobilità dello Stretto la “scommessa dei pulmini” di Accorinti e Falcomatà, intanto noi andiamo a chiedere  un mutuo in banca per due biglietti andata e ritorno Reggio Calabria-Roma.