La Calabria spicca per la sua scarsa capacità di reagire ad una crisi prolungata

La Calabria spicca per la sua scarsa capacità di reagire ad una crisi prolungata

crisi economicaIl Mezzogiorno non è riuscito ad agganciare il treno della crescita. La Calabria, fra le regioni meridionali, spicca per la sua scarsa capacità di reagire ad una crisi prolungata e senza precedenti. Lo certifica ancora una volta di più, l’analisi dei dati Istat sull’occupazione in Italia. La ripresa, infatti, si è fatta sentire al Nord e nelle regioni del Centro Italia, che sono state capaci di recuperare l’emorragia occupazionale causata dalla crisi del 2008. Al Mezzogiorno, invece, mancano rispetto al 2008, 380 mila di posti di lavoro, un dato che deve fare riflettere la deputazione nazionale e calabrese, le istituzioni. La situazione drammatica del Mezzogiorno insieme a temi quali, previdenza e fisco, saranno al centro del dibattito dell’Assemblea dei quadri, delegati e delegate UIL delle regioni del Sud. I Lavori dell’iniziativa Nazionale in programma giorno 12 Settembre p.v. a Bari all’interno della Fiera del Levante, saranno conclusi dal Segretario Generale Carmelo Barbagallo. All’importante appuntamento Nazionale, la UIL Calabrese sarà presente, a sostegno della Piattaforma Programmatica della segreteria Nazionale, per il rilancio del Mezzogiorno e del Paese. Il tema della flessibilità previdenziale riveste, un’importanza determinante per migliorare il futuro non solo dei lavoratori vicini all’uscita dal contesto produttivo ma anche, o meglio soprattutto, per offrire uno scenario nuovo a tutti quei giovani che hanno una prospettiva professionale precaria o irregolare. Giovani ed anziani non sono in conflitto e la politica sbaglia a diffondere questo messaggio, favorire l’accesso alla pensione significa aprire nuovi spazi lavorativi.  In questo contesto, il Governo deve lavorare affinché sia attivato un percorso virtuoso che possa portare alla creazione di una pensione di garanzia per tutti quei giovani che in futuro, con le regole odierne, si troverebbero ad essere i poveri del domani.

In questo quadro, poi, non può essere trascurata un’azione di riforma graduale, decisa e strutturale del sistema fiscale. L’abbassamento strutturale delle tasse sul lavoro, su quello dipendente o libero professionale, sui pensionati e sulle aziende, affiancato ad una rimodulazione della tassazione locale e regionale, non è più rinviabile. Il dato occupazionale ed i ritardi normativi non fanno altro che allargare la forbice fra il Nord ed il Sud dell’Italia.  La sofferenza del Mezzogiorno è evidente, l’emorragia occupazionale sancita dagli istituti di statistica è chiara a tutti e, il Governo, pertanto, non può fare finta di niente, deve agire normativamente in tempi ristretti. E’ una questione di cittadinanza, l’Italia riparte se riparte il Mezzogiorno. Non può essere accettabile un’Italia a due velocità, con servizi goduti differentemente rispetto alla propria appartenenza territoriale. In questo contesto, i Patti per il Sud non possono rappresentare l’unico strumento per affrontare la vicenda nazionale legata al Mezzogiorno. La spesa pubblica in conto capitale da parte dello Stato al Sud, è notevolmente inferiore rispetto alla media nazionale. E in questi anni di crisi la forbice dello Stato nei confronti della spesa pubblica, è stata più marcata a sud rispetto al resto del Paese. La riduzione di risorse ordinarie per investimenti pubblici in infrastrutture e nelle diverse articolazioni della macchina statale, è stata spregiudicata. Si sente la necessità, dunque, di un piano di risorse straordinarie per il rilancio del Sud. Il Governo deve dare corso alle promesse fatte ai cittadini del Sud Italia inserendo nella prossima Legge di Bilancio la cosiddetta clausola di salvaguardia, ciò consentirebbe di liberare il 34% della spesa corrente per il rilancio delle regioni meridionali.

La Calabria, fra le regioni del Sud Italia, appare più in forte ritardo. La sfida più importante per il governo regionale è rappresentata dalla corretta spesa dei fondi del Por Calabria 2014/2020, a questi finanziamenti europei, è necessario affiancare una nuova dote di provvidenze nazionali e, anche locali, attraverso l’eliminazione degli sprechi nell’ambito della spesa pubblica regionale. Il lavoro del Partenariato Economico e Sociale, ha prodotto delle novità positive rispetto alle programmazioni precedenti, ma ancora oggi, purtroppo, siamo costretti a registrare l’insufficienza di un impegno di spesa che, sfiora il miliardo di euro, ma appare poca cosa rispetto al plafond di sette miliardi messi a disposizione di questa regione. Ciò che preoccupa ancora di più, però, è il ritardo con il quale a tre anni dalla programmazione si è entrati nella fase di spesa certificata e di attuazione dei progetti approvati. Il Governo nazionale e quello regionale devono accelerare sulla fase di attuazione dei progetti e su quella di pubblicazione dei bandi. La giunta regionale calabrese, da subito, dovrà mettere in atto tutti gli interventi necessari a coniugare l’intervento promosso dal Governo nazionale con la normazione del Rei con quelle politiche attive del lavoro che, da troppo tempo ormai, aspettano di essere varate e, soprattutto, si prepari al confronto con il sindacato per l’avvio, non più procrastinabile, di un moderno Piano del lavoro. La Calabria, stretta fra una crisi interminabile ed un’emorragia inarrestabile di posti di lavoro, non può più aspettare.