Giacinto Facchetti, correttamente campione: 11 anni fa l’addio al terzino goleador

“Calciatore, dirigente, presidente. Una vita dedicata ai nostri colori. Ma Giacinto Facchetti è stato molto di più. Esempio di integrità morale, di onore e lealtà sportiva. Leggenda del calcio nazionale ed internazionale, simbolo dello stile nerazzurro, dentro e fuori dal campo”

Giacinto_facchetti_nazionale-3Era un calcio dove l’individualità era preponderante rispetto al collettivo, così vedevi più giocate del singolo che di squadra e Giacinto Facchetti sapeva quand’era il momento di prendere iniziativa e partire, distendeva la falcata e diventava imprendibile: Giacinto è stato sempre il terzino con il vizio del gol. A proposito di fasce, Giacinto quella al braccio non l’ha mai tolta capitano dell’Inter e della Nazionale italiana dal 1966 al 1977, fuori e dentro il campo, educato e rispettoso, una sola espulsione nella sua lunga carriera. Ottimo colpitore di testa, rapido, fisicamente dotato caratteristiche che gli consentirono di realizzare 59 reti in Serie A, record assoluto per un difensore.  Oggi Giacinto Facchetti avrebbe compiuto 75 eppure la memoria di quell’uomo tutto di un pezzo è ancora viva nella memoria degli appassionati. Un ragazzo di encomiabile bontà, non sopportava i furbi o i violenti ed  incarna alla perfezione i valori di una intera generazione, quella cresciuta all’indomani del secondo conflitto mondiale, che nell’umiltà e nell’impegno quotidiano trova la spinta per ‘arrivare’.

017 facchettiLo sport, in questa fase delicata, svolse un ruolo fondamentale unendo l’Italia in una sorta di passione e desiderio di ripresa di massa: si cercava rivalsa ed identità nazionale in miti, personaggi e leggende sportive. Giacinto Facchetti figlio di un ferroviere, vive la sua infanzia prendendo a calci un pallone nell’oratorio della città natale crede nei principi di lealtà e rispetto, base della pratica sociale e sportiva. Alla Trevigliese dei suoi esordi Giacinto Facchetti non era terzino, bensí attaccante, ma una volta arrivato in nerazzurro il Mago Herrera lo piazzò in difesa. Da allora in poi Giacinto Facchetti la fascia, quella del campo non l’ha mai abbandonata, da terzino diventa improvvisamente ala, avanzando fino alla porta avversaria per serivire i compagni e realizzare. Si, perchè il ragazzone era dotato di grandi qualità tecniche e fisiche, ed aveva un fisico eccezionale che sprigionava potenza ed  un’elegante falcata da quattrocentista.

imagesIn due anni diventerà il miglior terzino al mondo e sarà in Nazionale, segnerà 60 gol”, la profezia del Mago. Mai parole furono più azzeccate. Nonostante l’opposizione di Gianni Brera, convinto che fosse uno spreco spostare dalla prima linea un giocatore dotato di un fisico da 188 cm per 84 kg“.  Il dono della sua antica posizione, lo scatto, era l’arma in piú che cercava di sfruttare… e non a caso nel 1958 vinse a Bergamo i campionati studenteschi dei 100 metri, con il tempo di 11 secondi. Inatteso goleador oltre che forte nei recuperi, Facchetti si fece un nome prestissimo nella compagine milanese e subito convocato in nazionale, il primo interprete del terzino sinistro moderno, d’attacco, fluidificante in difficoltà solo con i più piccoli di statura e più agili, dal dribìbling stretto ma difficilmente superabile, perchè  la sua falcata abbinata alla sua fisicità creava un muro in movimento. La sua alta statura era una contraerea efficace sui palloni alti che spiovevano in area, era spettacolare e potente quando s’involava verso la porta avversaria. Nel 1963 segna l’esordio in Nazionale il 27 marzo, in una gara contro la Turchia, da allora in poi  totalizza la bellezza di 94 presenze con la maglia azzurra, segnando 3 gol e conquistanto nel 1968 (da Capitano) il Campionato Europeo con l’Italia. Insieme a Burgnich, Facchetti formò la coppia difensiva più longeva della storia della Nazionale italiana. Dal classico catenaccio si assiste ad un passaggio progressivo al calcio totale; una rivoluzione nata in Olanda degli anni 70, e rielaborata anche dalle nostre parti. Se pensare a due laterali di spinta fluidificanti sarebbe stato imprudente adesso i terzini ed altri ruoli svolgono un ruolo primario e Giacinto Facchetti fu il primo terzino fluidificante del nostro calcio.

immagini  archivio A metà degli anni Settanta, Facchetti chiede a Luisito Suarez ( allenatore dell’Inter) di ricoprire il ruolo di libero. In questa veste riconquista il posto di diritto e, incredibilmente, ritorna in Nazionale per arrivare al suo quarto mondiale. Nel 1978 lascia definitivamente il calcio giocato. Il 4 settembre del 2006, a causa di un male incurabile, Facchetti si spegne all’età di 64 anni. In carriera, sempre e solo con l’Inter, ha vinto 4 Campionati, una Coppa Italia, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali. Con la Nazionale ha alzato al cielo un Europeo. Oggi sono passati 11 anni dalla morte di Giacinto Facchetti e noi lo ricordiamo come uno dei giocatori simbolo del calcio Italiano.

Credo che i giocatori e il moderno mondo del calcio debbano capire che stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità“. (Giacinto Facchetti)