Calabria, Prc: “richiediamo l’intervento del Presidente della Repubblica per i lavoratori del Porto di Gioia Tauro”

Il Prc della Calabria richiede l’intervento del Presidente della Repubblica per salvaguardare i lavoratori del Porto di Gioia Tauro

Porto Gioia TauroIl Prc ha richiesto un intervento del Presidente della Repubblica nella complicata e spinosa situazione di cui sono protagonisti i lavoratori del Porto di Gioia Tauro. Il Pci ha così deciso di scrivere una lunga lettera al Presidente Mattarella. “Eccellentissimo Presidente, mi rivolgo alla S.V.I. quale ultima possibilità per sanare un’ingiustizia e per ridare un briciolo di credibilità ad una Repubblica che, ormai, ha perso la fiducia di tutti i suoi cittadini (in diverse occasioni che qui, ora, non descrivo perché non è il luogo e il momento). Ma temo che i gravosi impegni, che insistono sull’attenzione della Vostra Autorità, non vi concederanno il tempo di leggere personalmente quanto ho da chiedere e che, chiunque leggerà distrattamente la presente, ignorerà le preghiere provenienti da uno zero assoluto, quale il sottoscritto, ed anzi si infurierà per il mio linguaggio franco che, lungi da me voler essere offensivo, è tale per l’emozione dettata dal momento in cui mi rivolgo a Voi, e per le ingiustizie che da mesi si perpetrano sulle spalle di centinaia di lavoratori (i lavoratori del Porto di Gioia Tauro). Adesso non voglio dilungarmi oltre, mi accingo a spiegare quanto mi spinge verso la richiesta in oggetto. All’inizio dell’anno Mct, l’azienda privata che gestisce il Porto di Gioia Tauro (demanio pubblico), annuncia un esubero di 400 operai, pari a un terzo del personale (ma davvero devo credere che 1200 persone sono troppe per uno scalo portuale così importante e in una posizione strategica e che bisogna ridurlo ad 800?). Gli scioperi e le manifestazioni a nulla sono servite davanti ad un’azienda sorda e arrogante, forte anche del disinteresse totale delle Istituzioni. L’unica voce istituzionale è stata quella del Presidente della Regione Calabria, il pdino Mario Oliverio, il quale ha osato asserire di non capire le motivazioni delle proteste, che i licenziamenti e l’Agenzia del Lavoro sono un bene per il Porto e per i licenziati stessi (sic!), ma poi informateVi su cos’è l’Agenzia del Lavoro (il suo Statuto e Regolamento, i lavoratori hanno meno diritti di un operaio del ‘700, e non credo di esagerare). In questo clima di disperazione e di mancanza di risposte, abbandonati da tutti e dallo Stato in primis, questi lavoratori, per attirare l’attenzione, hanno bloccato, solo per qualche ora, l’autostrada (ma facendo comunque passare mezzi 

porto di gioia tauroparticolari e persone fisicamente sofferenti). Non vi è stato alcun disordine e, grazie a questa iniziativa, si ottiene l’interesse del Governo che, ahimè, dai risultati, sembra essersi preso gioco di questi lavoratori: i licenziamenti sono scesi da 400 a 380 dopo una lunga mediazione condotta dal ministro Graziano Del Rio (che vergogna, qualsiasi Ministro serio, a questo punto, avrebbe sentito l’esigenza di dimettersi!). Dopo la beffa il danno! Nonostante i licenziamenti, pochi giorni fa, per il blocco dell’autostrada (che come visto si era reso indispensabile) durato poche ore e senza alcuno scontro registrato, molti lavoratori si sono visti recapitare multe fino a tremila euro o un avviso di garanzia (anticamera di processo penale). Le regole sono regole, ma la Giustizia credo sia altra cosa: è la punizione per chi commette comportamenti lesivi nei confronti della società o di singoli uomini, non la punizione per onesti lavoratori che difendono il pane quotidiano della loro famiglia e che per giunta gli viene tolto dalla complicità della deficienza dello Stato. In tal modo si puniscono questi uomini che, ripeto, difendevano il pane senza aver recato danno alcuno, per due volte: la prima con il licenziamento, la seconda con la persecuzione penale. Onorevole Presidente, a Gioia Tauro non si è registrato scontro alcuno esclusivamente per la buona volontà dei manifestanti e delle Forze dell’Ordine, entrambi sono riusciti, magistralmente, a gestire la situazione in un clima disteso. Ma se questa buona volontà fosse mancata, o mancavano le capacità dei soggetti interessati (come spesso accade), non sarebbe stata una guerriglia urbana come tante, sarebbe scoppiata una guerra che avrebbe echeggiato in tutt’Italia incoraggiando gli innumerevoli fuochi latenti che sono pronti a scoppiare in tutto il territorio nazionale, ancor più fomentate dalle politiche repressive adottate negli ultimi mesi da questo Governo che ha avuto il mandato di approvare una nuova legge elettorale e che invece legifera su altre questioni con risultati, a mio avviso, pessimi (sbaglio o da quando è Ministro degli Interni il sen. Marco Minniti le tensioni sociali sono più alte e maggiori gli scontri?). Onorevole Presidente, le tensioni sociali che si registrano in questi ultimi mesi in Italia mi destano preoccupazione, non mi sembrano le solite, la repressione le fomenta ulteriormente e, se la situazione scoppierà, non avremo la Rivoluzione Proletaria e neanche una nuova Marcia su Roma, ma qualcosa di sconosciuto che se sarà cavalcata e gestita da mani sbagliate potrà portare a conseguenze nefaste! Credo sia necessario un richiamo ai responsabili della repressione (intendo i responsabili politici, le Forze dell’Ordine ci mettono solo la faccia eseguendo gli ordini, mi chiedo il perché i Sindacati di Polizia non mettano in atto delle iniziative di protesta per tutelare la loro immagine che potrebbe essere compromessa dalle responsabilità che la politica scarica alle Forze Armate con certi ordini), che sia necessario un segnale di distensione sociale, un atto di giustizia verso cittadini inermi che ormai non vedono nulla di credibile nel nostro Stato, ma qualcosa di pauroso.

   Con queste motivazioni, scusandomi per i toni usati e per l’ardimento che mi son permesso di usare in una lettera alla S.V.I., quale figlio ed umile servo di questa Repubblica, nata dalla Resistenza alla dittatura, mi prostro ai Vostri piedi implorando l’amnistia per questi lavoratori, che ormai hanno perso la loro battaglia per il pane e che non si sono resi responsabili di alcun misfatto, mostrando così che lo Stato è ancora, per i cittadini, un buon padre di famiglia, che non ha perso il senso della Giustizia e che sa quando punire e quando perdonare. Mettendomi a Vostra completa disposizione, concludo chiedendo di scusare il sottoscritto del prezioso tempo rubato e, sperando la preghiera della scrivente nullità possa essere accolta, porgo i più i cordiali saluti” conclude.