A Bova (Rc) un convegno sulla visita dell’inglese Norman Douglas ai primi del Novecento

BovaUn convegno sulla visita del letterato inglese Norman Douglas nel paese grecanico si è tenuto nei giorni scorsi a Bova nella chiesa bizantina, ornata all’uso greco con una bella iconostasi. La riunione  ha visto la partecipazione di un bel numero di bovesi e non. Moderatore è stato il giornalista Gianfranco Marino, che ha fatto qualche cenno del letterato inglese, venuto in Calabria ben quattro volte e precisamente negli anni 1907, 1911, 1036 e 1947. Frutto delle prime due discese il volume Old Calabria. Il sindaco Santo Casile ha salutato i partecipanti in lingua grecanica con traduzione simultanea in italiano. Ha lodato il distico della locandina “Kαλιμέρα” intona a mane Platia Surizo // Pirgoli turrita a manca echeggia “Καλισπέρα”, dove per la prima volta parole grecaniche sono state scritte con le lettere dell’alfabetogreco. Il prof. Angelo Maisano, delegato alla cultura, ha messo l’accento sul concetto del cammino come filo conduttore di molta letteratura. Ha citato Ulisse, Dante, Petrarca, Marco Polo, Goethe, Piovene, Severgnini, ecc. Fortunato Mangiola ha svolto la sua relazione, incentrata sul capitolo XXXII dell’Old Calabria, intitolato “L’Aspromonte calamita delle nuvole”, dove l’autore ha scritto di Bova e dintorni. Partito a piedi da Delianova, scalata la cima di Montalto, arrivato ai Campi di Bova, fu accolto con molto calore nella Kora tu Vua da autorità e popolo. A seguire il dibattito con domande, osservazioni, precisazioni e commenti. Significativa l’espressione usata dall’inglese “parlammo in fluido greco-bizantino”. Dubbia l’osservazione che “l’emigrazione, la leva obbligatoria e la scolarizzazione” avrebbero corroso il grecanico. Il sindaco ha rammentato che in epoca fascista ai ragazzi era proibito parlare il gergo locale in classe. È stata data conferma che “molto è stato scritto su Bova”, citando il Liber visitationis di Atanasio Calceopulo, Montevarese di Jean Brogger. Prossima la pubblicazione del monaco belga Giacomo Engels sulla sua esperienza nell’area grecanica. Quale giudizio dare del passaggio forzato dal rito greco a quello latino? Una prepotenza, cui fu opposta una “vigorosa resistenza”. Quale l’origine del grecanico? Prevale, a detta dei presenti, la tesi maggioritaria propugnata dal Rohlfs, del grecanico coevo di Omero.

Sui cognomi solo qualche cenno. Grecanici sono Barbaro, Barbarello, Callea, Criseo, Crisopulli, Crea,  Creazzo, ecc. Colpisce la presenza di tanti cognomi legati alla geografia, che potrebbero essere legati al mondo ebraico. È da ricordare la sinagoga di Bova Marina. Palermo, Pugliese, Sicigliano, Taormina, Trapani, Tuscano, Varese. Punto interrogativo per i cognomi Mangiola e Micheletta. Il primo potrebbe essere collegato al poco conosciuto Torrente Mangiola, affluente del Magra, nella Lunigiana. Il secondo potrebbe risalire al monte Micheletta, una delle cime dell’Aspromonte, alto 1507 metri slm. Legame anche tra greco moderno e grecanico. Ciliegia (Κεράσι / Cerasi),  Fagiolo (Fasoli), Frutto (φρουτα/ fruta), Straci (cocci), Crasì (vino), Nerò (acqua), Pera (περα) Stella (Στέλλα), Spomì / Psomì ( pane). Il relatore ha concluso la serata con la recita di alcuni versi di un suo componimento, avente sempre come soggetto Bova.