Taurianova: presentate le segnalazioni di concittadini da inserire nella toponomastica

Segnalazione concittadini da inserire nella toponomastica cittadina o proposti per il ricordo attraverso monumento e richiesta di visionare il lascito Renda.

comune-taurianovaIl segretario Gaetano Errigo facendo seguito alla nota del Sig. Sindaco, ing. Fabio Scionti, prot. N. 0013960 del 07.07.2017 (in risposta a quella dello scrivente, del 27.06.2017 e acquisita con prot. 13149 della stessa data), risponde con la felicitazione di sapere dell’istituzione, presso il Comune, di una Commissione Toponomastica Cittadina, e accetta di buon grado l’invito di inoltrare segnalazioni e note biografiche dei concittadini che, come nella precedente missiva, venivano dal nostro Partito segnalati perché <<hanno lottato e si sono sacrificati per la conquista dell’uguaglianza, della giustizia e della libertà>> e si allegano alla presente. “Ci si riserva, qualora richiesto, di fornire ulteriore materiale che, qualora interessi, può essere utilizzato anche per l’organizzazione di convegni e iniziative. In chiusura si approfitta per chiedere di poter accedere, con alcuni studiosi, alla stanza della Biblioteca ove si custodisce il lascito di Antonio Renda per poter visionare quanto presente e se vi è qualcosa che possa contribuire a valorizzare ulteriormente il noto filosofo nostro concittadino” dichiara. Ecco i suggerimenti:

Fazzolari Salvatore fu Giuseppe (Taurianova 14.01.1904) per essere di sentimento antifascista, veniva perseguitato dal segretario politico del Pnf locale, l’ex vicepretore Gaetano Franco. Non sopportando più le continue vessazioni, nel 1935, il Fazzolari accoltella Franco che, però, riesce a sfuggire alla morte. Condannato a venti anni di reclusione, dopo nove anni e tre mesi di detenzione, il 21.07.1944, viene rilasciato dal penitenziario di Firenze, dove si trovava a scontare la pena. Si immette subito alla ricerca di un lavoro ma viene arrestato dai tedeschi e deportato in Germania, nel lager prigione di Amburgo dove ha sofferto fame e maltrattamenti (spesso malmenato e legato al palo, il tutto con continue minacce di morte). Viene liberato dal campo, ad opera delle truppe alleate, in data 21 luglio 1945 e, rientrato in Taurianova, la sua vita viene presto <<turbata ancora una volta dall’ombra fosca, dalla mano invisibile dell’ex fascista ancora dominante indirettamente>> e, quindi, nuovamente arrestato e tradotto al carcere di Palmi <<per espiare una pena ingiusta per volere del nemico che attualmente tutta l’Italia combatte nella politica del nuovo Governo>>.

(Per approfondimenti: Rocco Lentini, in Sud Contemporaneo, Anno VI n. 1/2, ed. Istituto “Ugo Arcuri” per la Storia dell’Antifascismo e della Storia Contemporanea nella Provincia di Reggio Calabria; Isabella Loschiavo, I Comitati di Liberazione Nazionale nella Provincia di Reggio Calabria, Nuove edizioni Barbaro).

 

Polifroni Bruno (Taurianova, RC, 09.01.1897) di Luigi e di Vicari Teresa. Nel giugno 1937 si trovava alla base di Albacete. Il Polifroni dichiara di essersi recato in Spagna per lavoro verso la fine dell’anno 1936, imbarcandosi a Marsiglia sul piroscafo “Barcellona”. Giunto ad Albacete si arruola nella 1° Brigata “Garibaldi” e viene assegnato al 1° battaglione riparazioni automobili, perché riconosciuto fisicamente inabile essendo già mutilato e pensionato della guerra del 1915/18. Ritorna in Francia, per motivi di salute, prima della fine della guerra civile, e, nei primi mesi del 1938, gli viene notificato il decreto di espulsione.

(Per approfondimenti: Ilaria Poerio e Vania Sapere, Vento del Sud, ed. Istituto “Ugo Arcuri” per la Storia dell’Antifascismo e della Storia Contemporanea nella Provincia di Reggio Calabria).

 

Zagami Alfonso (Radicena, oggi Taurianova, RC, 08.10.1904), di Alfonso e Pisano Maria Carmela, imbianchino. Espatria in Francia nel 1921 per motivi di lavoro e si sistema a Nizza, dove vive, insieme al fratello, per cinque anni. Nel 1933 viene segnalata la sua presenza in Belgio, dove svolge un’intensa attività politica per il Partito Comunista. Nel 1934, è a Charleoi, dove, addetto alla vendita e alla distribuzione clandestina di giornali “sovversivi”, si occupa dell’organizzazione di cellule comuniste insieme all’anarchico Romano Bravin. Nel 1935, espulso dal Belgio perché membro delle cellule comuniste di Anderlek e per l’intensa attività comunista svolta a Charleoi, torna in Francia, a Parigi. Nel 1936 parte per la Spagna  e, giunto a Madrid, si arruola nell’esercito repubblicano. Fa parte del V Reggimento e ricopre l’incarico di commissario politico della 2° Compagnia. Passato al 1° Battaglione combatte a Huesca, Brunete, Farlete ed Estremadura. A Fuentes de Ebro è ferito, il 20 dicembre del 1936, perdendo l’udito. Rientrato in Francia è internato nei campi di concentramento di Saint Cyprien, Gurs e Vernet.

Arrestato a Mentone, è condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato di Reggio Calabria a cinque anni di confino politico da scontare a Ventotene.

(Per approfondimenti: Ilaria Poerio e Vania Sapere, Vento del Sud, ed. Istituto “Ugo Arcuri” per la Storia dell’Antifascismo e della Storia Contemporanea nella Provincia di Reggio Calabria).

Carrozza Salvatore di San Martino di Taurianova, partigiano, iscritto nell’Albo d’Oro della Resistenza. Aggregato al distaccamento “Griffith”, nella primavera del 1944, viene arrestato dai tedeschi, insieme ad oltre 50 partigiani, a seguito di un conflitto a fuoco, avvenuto nel fienile di Casa del Corno, nei pressi di Montagnana, dove morirono alcuni ribelli e un tedesco. Il 17 aprile, lui ed altri, vengono condannati a morte per fucilazione alla schiena e, nell’atto di udire la sentenza, intonano il canto “Bandiera Rossa”. Il giorno seguente, alle cinque di mattina, viene trucidato, insieme ad Afro Fornia e Anteo Donati, sul muro ovest del cimitero di Monticelli Terme mentre gridavano “l’Italia vivrà!”.

Il 25 aprile 1985, il Comune di Montechierugolo, ricorda il sacrifico di Carrozza, Fornia e Donati con una commemorazione e una pubblicazione.

Carrozza, inoltre, risulta avere, nel 1930, in San Martino, aver partecipato al bastona mento di una camicia nera, in San Martino di Taurianova.

(Per approfondimenti: Domenico Caruso, Storia e Folklore della Calabria, Colarco editore; Rocco Lentini, in Sud Contemporaneo, Anno VI n. 1/2, ed. Istituto “Ugo Arcuri” per la Storia dell’Antifascismo e della Storia Contemporanea nella Provincia di Reggio Calabria).

Scarfò Cipriano (Taurianova 24.03.1889) di Raffele e Pizzuto Caterina, titolare di officina-negozio di armiere, coniugato con Tripodi Caterina e padre di sei figli.

In più occasioni pubbliche dimostra la sua avversione verso il regime fascista e si mette in evidenza agli occhi dei gerarchi locali, primi fra tutti quelli dell’ex capitano Rosario Fusaro col quale attacca un acceso diverbio per il suo rifiuto di alzarsi in piedi, come prestabilito dai decreti di Achille Starace, durante la lettura radio dei bollettini di guerra.

Non risulta mai iscritto ad alcun partito politico, me sono accertati i contatti con esponenti socialisti del luogo e componenti del Comitato di Concentrazione Antifascista (in particolare con Filippo Zucco e Giuseppe D’Agostino coi quali pare paventava un’azione di sabotaggio contro le truppe naziste stanziate in loco).

Nell’estate 1943, i tedeschi della 29° Divisione Panzer Grenadier, dislocata a Taurianova in contrada Micigallo, a meno di un chilometro dalla dimora in contrada Chiusa di Scarfò, resta isolata nei collegamenti.

Il 25 agosto 1943, Cipriano Scarfò viene arrestato dai tedeschi che, senza avvertire nemmeno i familiari, dopo un processo sommario con l’accusa di aver reciso i fili del telegrafo, lo legano ad un albero d’ulivo e lo fucilano, alle ore 14.30, mentre egli li tacciava di “Vigliacchi!” e gli sputava contro.

Il corpo di Scarfò fu scaricato a terra dinanzi la porta della sua abitazione e le esequie si tennero in un clima di terrore che coinvolse anche la Chiesa locale: fu impedito l’ingresso della salma in Chiesa.

Unico fucilato per sabotaggio e antifascismo in Calabria. Vittima del nazifascismo riconosciuta dalla Conferenza Italia – Germania.

(Per approfondimenti: Rocco Lentini, in Sud Contemporaneo, Anno VI n. 1/2, ed. Istituto “Ugo Arcuri” per la Storia dell’Antifascismo e della Storia Contemporanea nella Provincia di Reggio Calabria; Rocco Lentini, videointervista Approdonews del 25.04.2017).

 

Falleti Salvatore, ultimo testimone delle lotte contadine a Taurianova. Uomo di grande virtù e dotato di una grande saggezza popolare fu, con la sua placida temperanza, maestro ed educatore di tutti coloro che lo conobbero all’interno della Camera del Lavoro e della locale sezione comunista, divenendo uno dei capopopoli di riferimento della zona per la conquista e la difesa dei diritti dei lavoratori, nonché riconosciuto simbolo di queste.

Nel 1946, appena tornato dal fronte, s’impegna nel Partito Comunista Italiano e, soprattutto, nella Cgil.

Già nel 1950 affianca il padre sindacalista nell’occupazione delle terre incolte del principe Colonna nelle adiacenze del quadrivio San Bartolo, azione che mirava all’impiego di numerosi contadini e che contribuì all’emanazione della legge sull’imponibile di manodopera (poi abrogata dalla Corte Costituzionale). Fu impegnato in tutte le grandi vertenze, da quelle per l’occupazione alle rivendicazioni salariali, dalla lotta contro lo sfruttamento bracciantile a quella contro le gabelle e il caporalato, e per la lotta per l’iscrizione agli elenchi anagrafici. Negli anni 60’ diviene segretario della locale Camera del Lavoro e nel 1964 fu promotore di uno sciopero culminato con la memorabile “Marcia degli Ulivi” che vide centinaia di raccoglitrici d’ulive e di braccianti marciare da Taurianova fino a Polistena per rivendicare un aumento salariale. Fu il primo

Segretario Generale della Cgil del comprensorio della Piana di Gioia Tauro.

All’interno del Pci diviene subito una colonna portante della locale sezione e, nel 1949, organizza con la federazione giovanile la prima Festa dell’Unità (all’epoca festa comunista). In età matura più volte candidato a consigliere comunale viene sempre eletto. Nel congresso nel 1989 si oppone alla trasformazione del Pci in Pds e, dopo la rottura, si dedica esclusivamente alle questioni sindacali per poi ritirarsi in vita privata.

(Per approfondimenti consultare tutta la stampa locale e regionale del 2007 e tutta la pubblicistica sulle lotte bracciantili).

 

In ultimo, anche se non attinente ai temi e ai tempi per cui si fa riferimento per i personaggi su descritti, si ritiene doveroso, visto l’impegno culturale da lei profuso e sfociato in numerose pubblicazioni che hanno portato alla luce, e valorizzato all’esterno, la storia di Taurianova (delle sue glorie e dei suoi momenti bui), dare un riconoscimento, attraverso la toponomastica, alla prof.ssa Isabella Loschiavo della quale tutti noi abbiamo potuto apprezzare le doti umane e culturali e della quale, credo, non necessiti una biografia.

Inoltre si ritiene opportuno erigere, quanto meno, un monumento o una stele contenente tutti i nomi degli antifascisti che furono condannati al confino politico da scontare a Taurianova: Alessio Ernesto Giuseppe (Torino 01.01.1893), Battaglia Antonio (Bessica 04.06.1899), Belli Ferdinando (Cremona 29.06.1887), Bestetti Emilio (Monza 24.01.1908), Coop Filippo, Corradi Giuseppe (S. Pietro in Bagno 19.02.1891), Corti Edoardo (Lecco 26.10.1901), De Bellis Carlo, Dell’Amico Ezio (Carrara 28.09.1894), Di Legami Antonio (Riesi 01.06.1906), Esposito Giacomo (Casalnuovo 29.07.1899), Forghieri Giovanni (Carpi 04.06.1900), Giobeno Giovanni, Gorga Angelo (Rocca D’Arce), La Russa Giuseppe (Palermo 22.12.1887), Leporino Ettore (Napoli 22.04.1888), Mannu Giuseppe (Sorso 29.10.1899), Pasticcio Giuseppe (Sestri Levante 13.03.1908), Scanu Salomone (Gergei 01.08.1890), Terrone Giuseppe, Valentich Beniamino (Capodistria 28.12.1893), Veronesi Nello (Conselice 28.08.1905).

(Per approfondimenti: Rocco Lentini, in Sud Contemporaneo, Anno VI n. 1/2, ed. Istituto “Ugo Arcuri” per la Storia dell’Antifascismo e della Storia Contemporanea nella Provincia di Reggio Calabria).

Altresì si ritiene opportuno erigere, quanto meno, un monumento o una stele contenente tutti i nomi dei taurianovesi che, sia in epoca fascista che in epoca antecedente, furono, per le proprie idee, vessati dalle autorità istituzionali e schedati nel Casellario Politico Centrale con l’aggiunta, spesse volte, di condanna al confino o all’iscrizione alla Rubrica di frontiera o all’ammonimento. Seguono i nomi. Boccafurri Vincenzo (n. Radicena 1882), Cannata Micheluzzi Carmelo (n. Radicena 1900), Careri Giuseppe (n. Radicena 1873), D’Agostino Giuseppe (n. Radicena 1880), Della Neve Natale (n. Radicena 1879), La Martini Alessandro (n. Radicena 1887), La Martini Natale (n. Radicena 1910), Labate Paolo (n. Radicena 1899), Lagana Salvatore (n. Radicena 1903), Luvara Giovanni Giuseppe (n. Radicena 1894), Renda Antonio Raffaele (n. Radicena 1875), Sicari Francesco (n. Radicena 1857), Sofia Aurelio Francesco Antonio (n. Radicena 1892), Sofia Emilio (n. Radicena 1872), Zagami

Alfonso (n. Radicena 1904), Camm Carmelo (n. Iatrinoli 1887), De Cumis Iamundo Ferdinando (n. Iatrinoli 1900), Fera Francesco Giuseppe (n. Iatrinoli 1908), Pangallo Angelo (n. Iatrinoli 1902), Pangallo Francesco (n. Iatrinoli 1895), Pangallo Giuseppe (n. Iatrinoli 1893), Tigano Francesco (n. Iatrinoli 1908), Fotia Martino (n. San Martino 1888), Tigani Francesco (n. San Martino 1885), Chizzoniti Rocco (n. Taurianova 1910), Polifroni Bruno Carmelo (n. Taurianova 1897), Tigani Giuseppe (n. Taurianova 1897).

(Per approfondimenti si rinvia al Casellario Politico Centrale presso l’Archivio Centrale dello Stato).