Reggio Calabria, lettera di un 18enne al sindaco: “costretti a vivere come nel medioevo”

palazzo san giorgio 6Di seguito la lettera integrale di un 18enne di Reggio Calabria al sindaco Falcomatà ed ai cittadini:

Egregio Sindaco Falcomatà e carissimi concittadini,
sono Paolo Siclari, un ragazzo 18enne che vive nella periferia a Sud della città, ed anch’io sto vivendo questa stagione infernale all’insegna dei 40 °C. Per presentarmi meglio, sono lo stesso ragazzo che qualche tempo fa scrisse al medesimo indirizzo per descrivere i problemi inerenti all’erogazione dell’acqua, che ancor oggi ci fanno vivere come nell’Alto Medioevo. Una città martorizzata, Reggio Calabria, vittima dell’incuria nostra e delle amministrazioni. Chi più e chi meno, siamo tutti carnefici di monumenti storici abbandonati, strade distrutte, piazzette sommerse dall’immondizia, ma devo far notare, che Reggio Calabria ha fatto un grande passo con l’avvento della differenziata porta a porta, che nelle altre regioni, si effettua da almeno un lustro. Io ho imparato a vivere in questa città, abbassando la testa dinanzi a tutto ciò a cui sono stato costretto da voi amministratori ed enti vari:  alle colline di immondizia olezzose, alle piogge durante le infinite attese per i mezzi pubblici, alle strade-focacce, all’illuminazione pubblica assente o comunque scarsa, alle visite mediche distanti 8 mesi dalle prenotazioni. Non è finita qui. Io sono uno studente diplomato, e durante la mia vita scolastica, ho visto muri a pezzi e bagni alla turca al limite dell’obsoleto, oltre ai banchi ed alle sedie riutilizzabili grazie agli interventi dei collaboratori scolastici. Lo sappiamo tutti che vivere qui comporta un grande sacrificio, che va dalla frustrazione per la mancanza dei servizi più elementari, al fatto che non possiamo neanche andar via poiché a momenti anche “l’aeroporto internazionale dello Stretto” (con voli verso Torino, Roma e Linate) verrà chiuso. È ormai divenuta una tradizione familiare pronunciare o udire la frase  “STAJGGHIARU L’ACQUA” per quasi tutte le famiglie che abitano nella zona di Sbarre. Per chi non lo sapesse, dagli anni ottanta, l’erogazione dell’acqua subisce delle sospensioni notturne (dalle 19:00 alle 06:00 nella stagione estiva, e dalle 20:00 alle 06:00 nella stagione invernale) oltre a quelle IMPROVVISE, che turbano la vita dei cittadini sotto l’aspetto igienico-sanitario e sotto quello psicologico, malgrado le laute tasse che i BUONI cittadini solvono.  Preciso che, questo handicap amministrativo persistente in più zone della città, è davvero imbarazzante, se consideriamo che l’acqua è un bene comune e che siamo nel 2017. La mia famiglia tempo fa, è stata costretta all’installazione dei sistemi di raccoglimento dell’acqua (cosiddetti “autoclave”) a spese proprie, per sopravvivere dignitosamente al caldo afoso delle stagioni calde, e comunque per garantirsi la possibilità di fare la doccia anche di notte, il che è già vergognoso.  Purtroppo, però, ieri qualcosa è andato storto e l’acqua non è stata accumulata nelle cisterne. Oggi pomeriggio l’erogazione dell’acqua, è stata sospesa improvvisamente, e di conseguenza non sono uscito, o meglio, NON MI È STATO PERMESSO DI FARMI UNA DOCCIA dal Comune (o dagli enti competenti). Credetemi, sono uno degli ultimi disposto a lamentarsi, e faccio il possibile pur di non farlo, ma a questo punto, devo far notare a Lei, signor sindaco, e ai miei concittadini, che questa sottomissione dovuta alla mancanza di servizi, adesso pesa, oltre a ledere la dignità dei lavoratori e di tutti coloro che vorrebbero rinfrescarsi in questi giorni con temperature da record. Ciliegina sulla torta: con mio grandissimo stupore, ho notato più ragazzi in fila per prendere parte alla serata che ha visto ospite il noto Dj Bob Sinclar (che, preciso, non è neanche nella Top 10 degli ultimi tre anni) anziché al Centro per l’Impiego, che a mio avviso dovrebbe essere gremito di giovani in cerca di occupazione! Così vince la fame nella movida e non la gioventù nel mondo del lavoro. Il lavoro non abbonda, sì, ma ciò non giustifica il solito periodo “A ‘cca non c’è lavuru”. Non nego che mi abbia fatto piacere la presenza di un ospite di fama internazionale, ma mi rattrista leggere il vostro fatuo orgoglio, mentre ieri qualche zona a Nord della città ha subìto un black-out. È questo ormai il cammino di Reggio Calabria, un passo avanti e cento indietro. Mi imbarazza ancor di più il fatto che i ragazzi di oggi, smettano di sognare senza tentativi:  si pensa al SOPRAVVIVERE quotidiano, al divertimento, ma non a quando sarà il momento di chiudere le valigie per andar via di casa. Si pensa a comprare prima degli altri lo spinner (lo strumento che maneggiano i bambini oggi, ndr), ma non al fatto che il mondo è nelle mani dei pazzi. Questa lettera, signori, frutto di profonda amarezza, è un pacifico invito all’amministrazione ed ai miei concittadini, che vuole innescare una presa di coscienza da parte di tutti, perché si abbia una città più sveglia e viva a danno di queste emergenze politiche e sociali.