Reggio Calabria: interdittiva antimafia, richiude il “Sireneuse”. La proprietaria scrive al Prefetto: “è una vergogna”

Reggio Calabria, richiude il noto ”Sireneuse”. La nuova proprietaria, ai microfoni di StrettoWeb, si dice “indignata di quanto successo, io sono una persona pulita che ha investito tanti soldi per comprare il locale

sireneuse (2)A soli due mesi dalla riapertura richiude il noto “Sireneuse” a Reggio Calabria. La nuova proprietaria, ai microfoni di StrettoWeb, si dice “indignata di quanto successo, io sono una persona pulita che ha investito tanti soldi per comprare il locale. Chi di competenza mi deve dare delle risposte“. Di seguito la lettera al Prefetto della città dello Stretto:
Signor prefetto, 
con la punta della sua penna pregiata mi avete appena rovinato e avrei qualcosa da dirvi. Ho solo 30 anni. E mi ritrovo un’ interdittiva prefettizia antimafia adosso, giudicando in base alle affermazioni del presidente del TAR di Reggio Calabria: “l’interdittiva antimafia è come un diamante, è eterno”. Sono l’amministratore della società che ha comprato e sottolineo comprato il novembre scorso il locale che a voi da tanto fastidio,”SIRENEUSE ” con tanto di contratto regolare , di perizie tecniche e pagamenti regolari e trasparenti. Dopo mesi di lavori e di combattimenti instancabili con la burocrazia e con la lentezza della macchina istituzionale, il 7 giugno abbiamo aperto. 20 dipendenti assunti, altre 10 assunzioni previste per la stagione. Appena abbiamo alzato le serrande, i vigili della polizia municipale parcheggiavano le macchine davanti all’entrata e la gente scappava lasciando il caffè sul bancone. Appena abbiamo alzato le serrande la Questura di Reggio Calabria si è fatta viva, chiedendo i documenti e identificando tutti clienti che si trovavano all’interno del locale in un modo quasi accusatorio.  Sono venuti in 6!! Poi i carabinieri, la stessa cosa.  Era chiaro che non erano controlli ordinari, ma che avevano uno scopo ben preciso. Scopo diventato palese il 25 luglio, il giorno il quale mi mandate la pec contenente l interdittiva. Mi accusate di essere ” condizionata dalla criminalità organizzata in virtù della logica del più probabile che non”,essendo che con il vostro potere discrezionale non avete bisogno di prove, vi basta il sospetto. Anche io, signor prefetto, ho dei sospetti.. posso esternarli??? Sospetto che ci sono interessi che vanno oltre la mia immaginazione,  sospetto che avete studiato al tavolino ogni mossa. Ora denunciatemi per false accuse e per difamazione , voi avete gli avvocati a vostra disposizione,  io devo pagarli e non potrò difendermi.  Vi chiedo l’ accesso agli atti e mi rispondete cosi: ” esente da alcuna segnalazione “, ” non risultano definiti o pendenti procedimenti per l applicazione di misure di prevenzione” , “presso gli uffici giudiziari di Reggio Calabria Calabria non si rilevano alcune condanne o precedenti penali”. Signor prefetto, ho conseguito due lauree, sono munita di volontà propria e le decisioni presi mi appartengono. Giuste o sbagliate che siano.  Signor prefetto, costi quel che costi, io vado fino in fondo, la mia ambasciata e il mio governo chiederanno a breve delle spiegazioni. Sappiate che avete commesso la più grande ingiustizia che potevate commettere, avete rovinato una innocente e avete reso disoccupati 20 padri di famiglia. Con la vostra penna pregiata. Andrò dove sarà necessario,  in qualunque grado di giudizio e alla Corte Europea dei Diritti Umani, per dimostrarvi quanta volontà propria ho. 
Cenusa Marioara