Reggina, altro che “Gradinata”: sul Granillo Praticò scopre l’acqua calda, la soluzione era già pronta ma Falcomatà bloccò tutto

Reggina, la polemica sulla chiusura della Gradinata risulta povera nei contenuti e nel senso: è una scelta che andava presa già due anni fa e che non risolve il problema, ma lo evidenzia

Reggina progetto nuovo stadioAdesso il problema è diventato la Gradinata chiusa. Mah. Erano appena 450 gli abbonati lo scorso anno, quattrocentocinquanta. E neanche ci andavano tutti alle partite. Un settore di 8.000 posti con 400 presenze domenicali significa un settore con un riempimento inferiore al 5%. Persino la media del settore ospiti è più alta. Adesso Praticò decide di chiuderlo, dopo due stagioni in cui ha fornito un’immagine imbarazzante: è la scoperta dell’acqua calda. Piuttosto andava chiuso già dalla stagione dei Dilettanti, ma la società pensava di battere il Parma e il Lecce come numero di abbonati. Abbiamo avuto due anni di megalomania, una squadra che ha stentato in D e ha subito umiliazioni senza precedenti nei bassifondi della C dopo il ripescaggio, ma aveva deciso di gestirsi come se fosse la Juventus. Adesso finalmente si torna con i piedi per terra, due anni dopo.

La chiusura della Gradinata è una scelta giusta, obbligata, su cui non si dovrebbe neanche discutere. Scelta giusta e tardiva. Andava fatta, appunto, due anni fa. I (pochi) tifosi e giornalisti che l’hanno affrontata come una questione di stato, evidentemente, amano fare i romantici col portafoglio degli altri. Ma l’operazione nostalgia lascia il tempo che trova: è meglio guardare al passato o al futuro?

reggio albero granillo caduto (2)E allora guardiamo al futuro, a meno che non vogliamo continuare a vivere di ricordi. La chiusura della Gradinata non è la soluzione, ma il campanello d’allarme. E’ l’ennesimo segnale che evidenzia il vero problema. Un problema chiamato stadioLa Reggina e Reggio Calabria hanno un problema (tra i tanti), che si chiama stadio Granillo. La Reggina non tornerà mai grande senza una pianificazione societaria (e un supporto del territorio) che preveda la realizzazione di uno stadio di proprietà. Fantascienza, per le condizioni del club attuale. Eppure due anni fa, con la Reggina Calcio di Lillo Foti, il grande sogno poteva diventare realtà. Se non fosse stato per Falcomatà.

foti festaFoti aveva il difetto di pensare sempre in grande. E aveva già realizzato tutti i progetti, individuando i finanziamenti dapprima in un fondo americano, successivamente nella cordata australiana guidata da Nick Scali. Anche lui respinto da Falcomatà. Erano gli anni in cui la Reggina era ancora grande, funzionava, aveva un patrimonio straordinario in quel settore giovanile che adesso non c’è più. Distrutto, massacrato dalla guerra che la nuova società ha voluto intraprendere nei confronti del vecchio club. Uccidendolo e tirandosi la zappa sui piedi.

Reggina Tavecchio Falcomatà FotiContemporaneamente, la città piombava nel buio politico e amministrativo da cui non s’è più ripresa: prima la iattura dei Commissari, che dopotutto nei confronti dei progetti di Foti non avevano chiuso la porta. Persino i Prefetti dello Stato avevano capito che quel percorso era il migliore per la città e per la gloriosa squadra amaranto. Ma poi è arrivato Falcomatà: la speranza di una nuova primavera, sciolta dopo pochi mesi nel bluff di un Sindaco inadeguato, protagonista di scelte imbarazzanti. Non solo nello sport, ovviamente. Ma per rimanere in ambito sportivo, abbiamo già raccontato la tristissima vicenda della telefonata con Tavecchio che sanciva l’addio dal calcio professionistico della Reggina Calcio dopo il trionfale spareggio playout contro il Messina. E Falcomatà in quei mesi sbatteva anche la porta in faccia al club di Foti stoppando i progetti della società.

Copia  di reggina progetto reggio ex stadio granillo (13)Si trattava di una straordinaria riqualificazione urbana dell’area dell’attuale Stadio Granillo, con la totale demolizione dello stadio (qui il progetto completo), subito dopo l’inaugurazione del nuovo impianto di proprietà, un teatro sullo Stretto a Bolano, nel terreno di proprietà del club. Appena 12.000 posti a sedere, tutti coperti. Sarebbe stata la roccaforte amaranto, una bomboniera di sport al passo con i tempi (qui il progetto completo). Altro che Granillo: uno stadio realizzato con i piedi e nato vecchio già negli anni ’90 (basti ricordare la vera storia dell’impianto di via Galilei).

Falcomatà stoppò tutto: il Granillo non si poteva demolire perchè era un ricordo di famiglia (“l’ha realizzato l’Amministrazione di mio papà“), perché è “teatro dei nostri migliori ricordi“, un po’ come se la Juventus non avesse voluto abbandonare il Delle Alpi. E’ la differenza tra chi si proietta al futuro con lungimiranza, e chi preferisce guardare al passato. Il passo del granchio. E Falcomatà-granchio, con Praticò che scopre l’acqua calda, oggi ci consegnano una città e una Reggina morte e umiliate. Al Granillo non si può neanche giocare. E per l’opinione pubblica e i giornali è tutto normale. Ancora carezze e coccole a una società e un’amministrazione con cui s’è toccato il fondo da sempre, mentre prima Foti si massacrava perchè cedeva Leon per prendere Foggia, portava a Reggio Roberto Insigne anzichè Lionel Messi ecc. ecc.

Granillo (2)Adesso, ogni anno, per il Granillo si pone il problema della sicurezza, del manto erboso, dei blackout durante le partite notturne, dei furti negli spogliatoi durante le partite diurne, degli alberi che crollano (come nel resto della città), dell’agibilità, delle porte chiuse. Fino a due anni fa, fino alla Reggina Calcio, era tutto scontato. Adesso siamo tornati indietro di 25 anni, e poi ci si lamenta se la gente non va più al campo. Di poche ore fa la notizia del rinvio della partita col Catanzaro di Coppa Italia di serie C. Eppure quando è stata revocata la concessione alla Reggina Calcio (che fino a due anni fa lo manteneva in piena efficienza), qualche idiota festeggiava: “lo stadio restituito alla città“. Ridicoli. Lo stadio è requisito da un’Amministrazione che lo usa per eventi che neanche le sagre dei paesi … e da due anni costringe la Reggina e i reggini a figuracce nazionali.

Foti-FalcomatàE’ la città della mediocrità, in cui oggi anziché rispolverare con operosità i progetti lungimiranti di Lillo Foti, andare a casa sua a chiedergli scusa per tutto il fango gratuitamente gettatogli addosso, pregandolo di mettere nuovamente a disposizione di Reggio e della Reggina quei progetti così importanti, si fa una questione di stato per la gradinata e i suoi 400 “aficionados“. Perché purtroppo siamo ancora circondati da stolti che quando il saggio indica la luna, guardano il suo dito.