Messina, bocciatura Variante di Salvaguardia Ambientale da parte della Commissione Urbanistica Consiliare

A Messina la Variante di Salvaguardia Ambientale ha subito una bocciatura da parte della Commissione Urbanistica Consiliare del Comune

palazzo zanca messina (3)Nella bocciatura della proposta Variante di Salvaguardia Ambientale la Commissione Urbanistica Consiliare si è espressa sul danno erariale conseguente alla forte compressione dei futuri diritti concessori e dell’IMU richiamando ciò che la stessa Commissione Urbanistica Comunale aveva già espresso, nel parere del  09/07/2015, sulla mancanza di un reale   dimensionamento delle aree interessate dalla variante, in termini di superficie e di volume, con la conseguente  impossibilità a  valutare “l’entità dei problemi che possono emergere a valle della adozione della Variante e delle ricadute sulle iniziative imprenditoriali e quindi sull’occupazione del settore edilizio”.

Le questioni che questa vicenda apre sono, però, più complesse, almeno per tre ordini di motivi e dovrebbero interpellare l’Amministrazione Comunale e l’intera classe politica e dirigente messinese.

Innanzitutto l’“interpretazione” del mandato a predisporre la variante conferito con le Delibere del Consiglio Comunale  n. 15/C e n. 74 del 2012.  Appare con tutta evidenza che l’Amministrazione Comunale, e nello specifico l’Assessore De Cola e il suo gruppo di progettisti, ha travalicato i limiti definiti nelle delibere allargando il campo d’azione ben oltre i contenuti e i criteri informativi della Variante,  tra le altre cose violando il principio sancito dall’ANAC sulla necessaria coerenza tra gli indirizzi politici, espressi dal Consiglio Comunale, e e le soluzioni tecniche, predisposte dalla Giunta Comunale. Rispetto a questa prima questione sarebbe opportuno che il Consiglio Comunale ridefinisse, con propria deliberazione, il contenuto della variante.

In secondo luogo, con l’eventuale approvazione, della variante, così come proposta, si lascerebbe un PRG  “monco” con i vincoli “scaduti”, senza un solo metro quadrato utilmente destinato a servizi  in violazione, pertanto, del D.M. 2/4/68. n.1444, riguardante sul rapporto tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o riservati alle attività  collettive, a verde pubblico o a parcheggi. A ciò si aggiungerebbe l’aggravante che queste aree, non attuabili nella loro destinazione a servizi,  assimilate alle “zone bianche”, potrebbero essere edificate, come già, di fatto, sta avvenendo.

Infine, il combinato disposto tra approvazione di variante, PIAU e deposito delle volumetrie finirebbe per dar vita al più grande sacco edilizio che si potesse mai  immaginare. Infatti se è pur vero che con  la Variante  verrebbero sottratte a nuova edificazione ingenti aree a rischio è altrettanto vero che con il sistema del deposito delle volumetrie darebbe la possibilità di rigenerare volumetrie che mai avrebbero potuto essere utilizzate, ricollocando, in aree di particolare pregio urbanistico,  quei 2,5 milioni di metri cubi che la variante casserebbe (come peraltro sottolineato anche dall’Ing. Capo del Genio Civile Leonardo Santoro).

In questo contesto Articolo Uno Movimento Democratico e Progressista, di fronte ad una città che deve ridisegnare la propria visione di futuro, rispetto alla quale gli strumenti urbanistici svolgono un ruolo decisivo, propone l’apertura di un processo ampio e partecipato che dia vigore ad uno nuovo P.R.G. avviando, fin da subito,  un serio e proficuo confronto, che ad oggi non c’è stato, con le forze imprenditoriali, professionali, con le forze sociali, politiche sindacali con le associazioni ambientaliste e  con tutti i portatori di interessi che puntano sul rilancio della città di Messina.

Nelle more di questo percorso, realizzare una serie di interventi mirati ad azzerare il consumo di suolo, e lavorare per la rigenerazione di quello già storicamente antropizzato con un grande investimento in sicurezza e sviluppo:

  1. Ritirare la Variante e rimodularla come semplice “revisione” del P.R.G. vigente, ai sensi dell’art. 3 della L.r. 15/91 restituendo efficacia ai vincoli esistenti ed eliminando tutte le aree di espansione collinare
  2. Modificare il Regolamento Edilizio per poter procedere al recupero delle aree degradate, come le B5, a mezzo di Piani Particolareggiati, anche, di iniziativa privata e supportati dall’Amministrazione
  3. Procedere, fin da subito,  alla revisione e all’aggiornamento dei Piani di Risanamento per poter l’utilizzazione al meglio i  fondi in atto disponibili, incentivando la partecipazione dei privati con localizzazioni, premi di cubatura, defiscalizzazione e agevolazioni per la realizzazione di un parco alloggi sociali da destinare al risanamento e all’housing sociale, del terziario e dei servizi previsti.
  4. Rivedere il PIAU che può e deve  essere uno strumento in grado di coniugare il reale  fabbisogno residenziale, in particolare per categorie speciali e protette,  con la necessità  di rimediare alla gravissima carenza di servizi, pubblici e privati, di spazi verdi e  di strutture  che possano promuovere in un ottica di sviluppo socio-economico sostenibile di aree di alto pregio ambientale e naturalistico,  a  partire dalle  grandi aree di proprietà pubblica,
  5. Programmare, il recupero dei tanti edifici dismessi e la riconversione di quelli che per posizione, e dimensione possono avere ricadute immediate sullo sviluppo economico e il miglioramento delle attività a partire dai  Magazzini Generali, del Mercato del pesce della Dogana che possono diventare un  vero polo di accoglienza e di servizi per il porto e per il turismo crocieristico.