Investire sul dollaro, rialzo tassi più vicino dopo employment report positivo

Investire sul dollaro, i dati sull’employment report pubblicati qualche giorno fa negli Stati Uniti hanno rassicurato i mercati finanziari e gli analisti

investire-sul-dollaroI dati sull’employment report pubblicati qualche giorno fa negli Stati Uniti hanno rassicurato i mercati finanziari e gli analisti, fornendo un quadro della situazione del mercato del lavoro aggiornata a luglio particolarmente positiva: la variazione degli occupati nei settori non agricoli è infatti stata di + 209 mila unità, contro + 231 mila unità del mese di giugno e, soprattutto, contro attese di + 180 mila unità da parte del consenso.

Peraltro, a supportare ulteriormente l’ottimismo generato dal dato di cui sopra, vi è anche l’evidenza che il traino del numero complessivo di unità lavorative sia stato contraddistinto da una buona omogeneità in tutti i principali settori dell’economia a stelle e strisce, considerato che le buste paga nel manifatturiero sono aumentate di 16 mila unità rispetto al dato precedente, e che hanno battuto le attese degli analisti le assunzioni in altri settori, come quello del settore dell’intrattenimento e dell’ospitalità o, ancora, dell’educazione e dei servizi sanitari.

Per quanto concerne il tasso di disoccupazione, si noti come il dato sia tornato ai minimi livelli dal 2007 e, come sostenuto da webeconomia.it, si sia accompagnato a un incoraggiante aumento della partecipazione alla forza lavoro, che in termini di tasso è migliorata al 62,9% di luglio, contro il 62,8% di giugno. Il tasso di disoccupazione scende invece al 4,3% di luglio, contro un temporaneo aumento al 4,4% a giugno.

Uno dei dati più attesi all’interno dell’employment report è inoltre stato quello relativo ai salari, che pur a fronte di continui sviluppi positivi in ambito occupazionale, fino ad ora hanno stetato a mostrare significative pressioni in rialzo. A luglio i dati confermano le attese di accelerazione per l’indice su base mensile delle retribuzioni orarie, che passa da 0,2% a 0,3% su base mensile, mentre è superiore alle previsioni la dinamica dei salari su base annua, con conferma della crescita a + 2,5% su base annua, smentendo così le attese del consenso per un graduale ridimensionamento.

Insomma, alla luce degli elementi statistici che sopra abbiamo avuto modo di riassumere brevemente, emerge come nel complesso il messaggio fornito dall’employment report sia stato discretamente positivo per un mercato del lavoro che viene ora supportato non solamente da una robusta crescita nel numero degli occupati, quanto anche dalla normalizzazione di tutti gl ialtri principali parametri, come i salari.

È anche lecito affermare che, a questo punto, un employment report così positivo se non verrà smentito dagli aggiornamenti dei prossimi mesi, costituirà un perno fondamentale per la “nuova” fase della policy monetaria della Federal Reserve, con uno scenario centrale che prevede per settembre l’annuncio di una normalizzazione della politica di bilancio, e per dicembre l’annuncio del terzo rialzo dei tassi fed funds per l’anno in corso, nella misura di 25 punti base (rispettando così gli auspici di inizio anno).

Se il quadro di cui sopra verrà rispettato, ci attendiamo che il dollaro possa trarre giovamento, anche se l’apprezzamento della valuta statunitense sarà una parentesi positiva di solo breve termine. Nel momento in cui il mercato “digerirà” le novità di cui sopra e le ingloberà all’interno delle nuove valutazioni dei cambi, è possibile che l’euro riprenda il suo apprezzamento di forza contro la valuta verde, recuperando posizioni e portandosi in range 1,20 – 1,25 nel prossimo anno.

Naturalmente, allo scenario di cui sopra manca un elemento che potrebbe scombinare ogni piano: le notizie finanziarie, con l’incertezza politica che sta emergendo nell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump con crescente insistenza, e che potrebbe – e non solo per il caso Russiagate – portare a delle variazioni di valutazione anche repentine…