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Dissesto Città Metropolitana Messina, FP Cgil: “No a campagne elettorali fatte a spese dei cittadini”

La FP Cgil  sulla possibile dichiarazione di dissesto finanziario della Città Metropolitana di Messina: “Basta con la tecnica dello scaricabarile”

FPCGILE’ ora di dire basta allo stillicidio che da anni coinvolge le ex Province, i cui responsabili sono noti a tutti ma di converso ogni soggetto istituzionale coinvolto, dalla deputazione nazionale messinese, alla deputazione regionale, agli Assessori Regionali succedutisi, ai vari Ministri del Governo Nazionale fa finta di non comprendere la reale situazione venutasi a determinare, il collasso dei servizi erogati e le conseguenze, addossando sempre ad altri la responsabilità di ciò che è successo e soprattutto la responsabilità di ciò che si deve fare per risolvere la questione. Basta con questo stillicidio– dichiarano Clara Crocè e Francesco Fucile, rispettivamente Segretario Generale e Segretario provinciale della FP CGIL di Messina- Che si passi dalle parole ai fatti”.

“I vari deputati che sono intervenuti nel dibattito agostano a seguito della deliberazione del Commissario Straordinario Filippo Romano, che pone la questione e attiva gli uffici per verificare le condizioni di un eventuale dissesto finanziario, dov’erano negli ultimi anni quando i vertici della Città Metropolitana di Messina con le OO.SS. lanciavano il grido d’allarme, ribadendo che il 2017 sarebbe stato, dopo i salti mortali per chiudere i Bilanci del 2015 e 2016, l’anno impossibile da superare. E le inascoltate sollecitazioni che la FP CGIL Sicilia in tempi non sospetti ha fatto all’ARS per farsi carico dell’abolizione del prelievo forzoso destinando ulteriori risorse per garantire i servizi ai cittadini? Tutti sanno che, ove fosse dichiarato il dissesto per la Città Metropolitana di Messina, si tratterebbe di un “Dissesto di Stato”, non dovuto a masse debitorie dell’Ente, come peraltro sempre avviene per le dichiarazioni di dissesto, ma per il prelievo forzo che dal 2012 il Governo nazionale ha effettuato per tutte le ex Province, ma in particolare per gli effetti del comma 418 della legge n. 190 del 2014, che stabilisce che “le province e le città metropolitane concorrono al contenimento della spesa pubblica attraverso una riduzione della spesa corrente di 1.000 milioni di euro per l’anno 2015, di 2.000 milioni di euro per l’anno 2016 e di 3.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017?Per la Città Metropolitana di Messina dopo il dissanguamento per il 2015 e 2016, con evidenti ripercussioni sui servizi e con la messa forzata in quiescenza di oltre 100 dipendenti, il 2017 si affronta con un prelievo forzoso di 25 mln che è da ritenere incolmabile se l’ARS o il Governo Nazionale non interverranno per sanare tale situazione”.

A fronte di tutto ciò, diteci, ribadiscono Crocè e Fucile, come si può assistere ad un dibattito sulla questione che sembra essere fatto da marziani, da chi sino ad oggi ha fatto finta di nulla e interviene possibilmente, contro ogni logica, asserendo che il dissesto non è da dichiarare, come se si trattasse nel caso di specie di una scelta discrezionale dei vertici della Città Metropolitana. Basta, la misura è colma. Invitiamo tutta la deputazione messinese, regionale e nazionale, a trovare la stessa intesa bipartisan che li ha visti insieme per legiferare recentemente sulle ex Province ritornando all’elezione diretta di Sindaci e consiglieri con relative prebende o su qualsivoglia argomento che tocca le indennità e/o i vitalizi parlamentari, per colmare il disavanzo del Bilancio 2017 delle ex Province con un intervento legislativo che destini risorse certe e sufficienti per chiudere il Bilancio”.