Reggio Calabria: INTERVISTA a Terry Malara, docente di lettere del CPIA stretto Tirreno

carcere“La scuola che funziona in carcere forma individui migliori”. E’ quello che sostiene la prof.ssa Terry Malara, docente di lettere del CPIA stretto Tirreno, addottorata all’università di Perugia, che ha deciso di spendere la sua formazione nella scuola all’interno dell’Istituto Penitenziario di Palmi.

Prof.ssa come ha vissuto l’esperienza della scuola carceraria?

La mia esperienza è stata molto positiva in quanto ho compreso da subito che il docente che entra in carcere non può pensare di attuare una didattica pensata per le classi tradizionali, ma deve reinventare una scuola che parta dalla realtà della reclusione evitando di riproporre modelli pensati per studenti inseriti in contesti scolastici abituali.

Quale clima si respira all’interno delle classi carcerarie

Il clima è sereno, in quanto siamo riusciti a trasformare un luogo di chiusura come è il carcere in un luogo di confronto, di crescita personale, di accesso al sapere, abbiamo quindi ricreato uno spazio di libertà anche per quegli individui che ne sono privi, cercando estraniarli da quella condizione di resa davanti gli ingranaggi della reclusione

Si ritiene soddisfatta degli obiettivi raggiunti?

Partendo dalla considerazione che la classe era composta da detenuti, i quali avevano alle spalle un percorso costellato da abbandoni precoci e disaffezione totale, è stata impostata una “scuola” che ha visto la sua efficacia nel raggiungere obiettivi calibrati al contesto, tenendo conto sia delle variabili contestuali particolari sia personali, promuovendo interesse e partecipazione attraverso attività tese a rimuovere abitudini consolidate. Inoltre, al fine di promuovere la motivazione e l’attenzione abbiamo ritenuto opportuno integrare nella pratica dell’attività didattica quotidiana le potenzialità della Lavagna Interattiva Multimediale, tale risorsa tecnologica oltre a rendere la didattica maggiormente interattiva ha conferito un valore aggiunto alla scuola carceraria dell’Istituto

Come è avvenuto l’approccio con la letteratura per i detenuti?

Partendo dal presupposto che solo pochi sono adusi alla lettura, per favorire l’approccio alla letteratura ho creato un archivio letterario di pagine a prova di studente-detenuto. La scelta di brani letterari è avvenuta per via del tutto empirica, all’interno ho inserito testi poetici selezionati in base al loro potere suggestivo. Di qui l’esigenza non solo di capire la poesia e di farne propri i significati, ma anche quella di parteciparli e di riviverli,. Così agli studenti detenuti è stato affidato l’arduo compito di produrre individualmente un componimento poetico. Il risultato atteso si è presentato e la raccolta intitolata Diario di bordo riportata sul del CPIA TIRRENO è stata testimonianza di una scuola capace di trasformare un ambiente di reclusione in luogo ispiratore per riflessioni esistenziali sul proprio vissuto, dai componimenti poetici  non filtra solo la sensazione claustrofobica della detenzione, che si manifesta con una successione di immagine dal forte impatto emotivo, ma anche l’attaccamento per la vita che affiora attraverso riferimenti alla speranza di un domani migliore, alla possibilità di riscatto e all’amore per gli affetti più cari.

Le poesie prodotte sono state raccolte e revisionate ed inserite nella sezione del sito della scuola dedicata ad una speciale rubrica contenente le produzioni degli studenti detenuti