Reggio Calabria: al Chiostro di San Giorgio al Corso una conversazione con il prof. Castrizio su “Reggio e i Normanni”

Al Chiostro di San Giorgio al Corso a Reggio Calabria una conversazione con il prof. Castrizio su “Reggio e i Normanni”

San Giorgio al CorsoCon una conversazione del Prof. Daniele Castrizio tra storia e numismatica sul  tema “Reggio e i Normanni”, che si terrà martedì 4 luglio alle ore 21,00 presso  il Chiostro di San Giorgio al Corso, l’Associazione Culturale Anassilaos inaugura gli incontri estivi del sodalizio. La Sicilia che i Normanni invasero nel 1061 rappresentava una sorta di modello tra le “province” che orbitavano intorno all’espansione araba del IX secolo. L’isola era stata conquistata in seguito all’offensiva scatenata nell’827 da Asad ibn al-Furāt, Qādī di Qayrawān, in nome e per conto dell’emiro dell’Ifrīqiya aghlabide, Ziyādat Allāh I. Il pretesto per l’invasione era stato fornito da Euphemios, turmarca di Messina che si era autoproclamato Imperatore Romano, chiedendo truppe all’emiro dell’Ifrīqiya. L’alleanza era durata pochissimo tempo e del turmarca bizantino rimane ricordo nel nome della città di Calatafimi: “il castello di Eufemio”. Il dominio islamico sulla Sicilia non fu mai accettato dal governo imperiale, che difese strenuamente le città e le fortezze isolane, e all’occorrenza, tentò più volte di riconquistarla. Si trattò di più di due secoli di guerra permanente, durante i quali Reggio, anziché languire, prosperò, divenendo una delle “Repubbliche marinare” più importanti d’Italia, oltre che costituire l’insuperabile baluardo della cristianità contro l’avanzata degli arabi. La situazione cambiò radicalmente nell’XI secolo, con l’arrivo e la conquista dell’intera “Sicilia continentale”, cioè la Calabria, da parte dei Normanni. Si trattava dei figli cadetti della nobiltà feudale franco-germanica che aveva invaso l’Europa intera. Non essendo i primogeniti, alla morte del loro padre, costoro erano condannati a vagare in cerca di ingaggio e di terre, essendo pratici solo del mestiere delle armi. L’XI secolo li vide sciamare in Britannia, con il celebre Guglielmo il Conquistatore, in Russia, in Spagna e in Italia meridionale, preceduti dalla loro fama di ferocia e di assoluta mancanza di scrupoli. Alleatisi con il Papato, cui riconoscevano un immaginario potere regale sulla antica Magna Grecia, i Normanni presero Reggio nel 1059, e il loro capo, Roberto il Guiscardo si fece incoronare Duca di Calabria nella Cattolica della capitale della Provincia. Forte di tale carica, ancorché usurpata, nel 1061, con l’occupazione di Messina da parte di Roberto il Guiscardo e del fratello Ruggero, iniziò la conquista della Sicilia, legittimata dal papa Niccolò II con l’invio di uno stendardo con la bandiera imperiale romana (una croce rossa in campo bianco) e dell’icona di Santa Maria delle Vittoria. Dopo una lunga guerra, i Normanni si impadronirono di Catania nel 1071 e di Palermo nel 1072, ma la “protocrociata” ebbe termine soltanto nel 1091 con la conquista di Noto.  Viene attribuita a questo periodo la coniazione di un follaro nella residenza ducale di Roberto a Reggio, sul luogo del Pretorio romeo. Si tratta di una moneta in bronzo che richiama i tipi dell’emissione reggina dei tempi di Giorgio Maniace, e quindi si potrebbe definire a giusto titolo come una “imitazione di una imitazione di un follis anonimo del tempo dell’imperatore Michele IV”. La moneta deve esser di poco precedente alla rivolta reggina che distrusse la sede del governo normanno nella città, obbligando i conquistatori a “fondare” una nuova Reggio a sud di quella bizantina, con un Duomo latino e un muro di cinta che proteggesse i normanni dai greci reggini. Una seconda emissione, coniata con grande abbondanza, è stata a lungo creduta realizzata da una zecca posta nel palazzo del Gran Conte Ruggero I il Bosso a Mileto, in Calabria. Il follaro di peso bizantino, coniato per sostenere le spese per il sostentamento per l’esercito normanno in Sicilia, è oggi attribuito in via ipotetica a Troina, centro nevralgico delle operazioni in Sicilia nella prima fase dell’invasine e luogo di una delle più sanguinose battaglie, durante la quale i siciliani musulmani e cristiani si opposero con ogni loro forza contro i vichinghi, venendo pesantemente sconfitti. Sul diritto del follaro si vede il Gran Conte Ruggero I, con completa armatura da cavaliere normanno e con lo stendardo con la croce; al rovescio si riconosce quella che può essere interpretata come la riproduzione dell’icona di S. Maria delle Vittorie. Da notare come il Bambino appaia fasciato come nelle icone bizantine della Natività, in cui le bende prefigurano quelle del sepolcro. L’unica icona che presenta il bambino fasciato in braccio alla Madre è quella dell’omaggio dei Magi, la cui simbologia è chiara: i popoli orientali si d

devono sottomettere ai Cristiani.