Le capitozzature ed il successivo abbandono dei pregiati Ficus Magnolioides del lungomare di Reggio Calabria

Reggio Calabria, sull’emergenza alberi interviene l’esperto: ecco le riflessioni di Vincenzo d’Africa

Reggio Calabria albero crollato sottozero (5)In merito alla drammatica situazione del verde urbano a Reggio Calabria, ed in particolar modo dei magnifici Ficus Magnolioides del Lungomare, interviene Vincenzo d’Africa architetto Paesaggista esperto nella cura e progettazione di aree verdi. “Malgrado l’impegno dell’ufficio Verde Pubblico – spiega d’Africale potature errate e la capitozzatura degli stessi avvenuta nel 2003 ed il totale abbandono negli anni successivi, ha creato danni alla stabilità degli stessi, l’albero deciduo, dopo la capitozzatura, aumenta il tasso di crescita, nel tentativo di rimpiazzare rapidamente la superficie fogliare perduta, necessaria per fornire nutrimento al fusto ed alle radici, non rallenterà la crescita fino a quando non avrà raggiunto più o meno la stessa grandezza di prima della capitozzatura: vale a dire pochi anni,  inoltre il fatto di trovarsi in un ambiente urbano in alcuni casi non consente agli alberi di creare le tipiche radici aeree colonnari che, raggiungendo il terreno, si tramutano in tronchi supplementari, dei pilastri che favoriscono il sostegno del grande peso acquisito dalla sommità dell’albero. Queste radici sono comunque delle superfici di assorbimento e l’albero risulta quindi abbastanza suscettibile alla compattezza del terreno attorno al tronco”.

La pratica perversa del capitozzare gli alberi – prosegue ancora d’Africaha ormai assunto una diffusione allarmante, confermandosi la principale minaccia per gli alberi delle città, riducendone drammaticamente la longevità e trasformandoli in fonti di rischio in aree ad alta densità. L’importanza degli alberi per l’ecologia urbana e globale, comincia solo ora ad essere pienamente conosciuta ed apprezzata. Questo “risveglio” non è però ancora supportato da una adeguata educazione del pubblico e da chiare politiche amministrative in grado di assicurare la sopravvivenza degli alberi e la nostra stessa incolumità. Un albero capitozzato deve essere “fatto e rifatto” ogni pochi anni – ed eventualmente rimosso quando muore, non può essere abbandonato a se stesso per anni. Ogni volta che una branca viene tagliata, numerosi germogli lunghi e magri (chiamati succhioni o rami epicormici) crescono rapidamente per rimpiazzarla. Questi dovranno venire tagliati e ritagliati, ma ricresceranno sempre l’anno successivo, rendendo il lavoro esponenzialmente più difficile. Un albero potato correttamente resta “a posto” a lungo, perchè dopo la potatura non è stimolato ad una massiccia ricrescita. La potatura corretta esalta la salute e la bellezza dell’albero e, nel lungo termine, risulta essere molto meno costosa. La potatura deve garantire la successione armonica dei rami. La capitozzatura è il danno più serio che si possa infliggere ad un albero. Secondo quanto sostiene Alex Shigo, noto scienziato ed “inventore” della moderna arboricoltura, venuto a mancare nell’Ottobre del 2006, “pesanti e ripetute capitozzature possono generare colonne interne di legno cariato, il cui malefico effetto si manifesterà solo anni dopo, in coincidenza con periodi siccitosi o altri stress”. Il regolamento del verde Pubblico e Privato del Comune di Reggio Calabria, approvato con delibera CC n 53/2015 all’art. 13 (disciplina della potatura) ricorda d’Africa, vieta la capitozzatura perchè possibile fattore di rischio per la cittadinanza“.

Infine - conclude d’Africaè necessario sottoporre le piante del territorio cittadino a periodici e ricorrenti controlli della stabilità, con metodo VTA (Visual Tree Assessment), che comporta un’attenta analisi visiva dell’albero e successivi approfondimenti con strumenti particolari (martello elettronico, resistograph, frattometro) che permettono di individuare un’eventuale degenerazione dei tessuti legnosi. Al momento il V.T.A. è la tecnica di analisi che garantisce maggiore affidabilità e migliore facilità di applicazione consentendo di individuare situazioni di rischio potenziale non visibili esternamente. Lo schianto (caduta) di alberi, al di là di eventi eccezionali, è prevalentemente causato da fenomeni di degradazione del legno o dell’apparato radicale, che sono attribuibili alla presenza di marciumi derivati da funghi agenti di carie. Poiché non è possibile curare la pianta, le uniche strade percorribili per evitare la diffusione dei marciumi del legno sono la prevenzione (gestione corretta degli alberi e tutela da danni per scavi e cantieri), un costante monitoraggio dello stato di salute degli alberi e qualora ci siano situazioni di decadimento avanzato, l’intervento tempestivo con potature di messa in sicurezza o abbattimenti“.

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