“Ius Soli”, lo scatto per sviluppo e civiltà di Rosanna Scopelliti: orgoglio reggino in parlamento

Importante presa di posizione della deputata reggina Rosanna Scopelliti che prende le distanze dal suo partito sul tema dello “Ius Soli”

rosanna scopelliti

Rosanna Scopelliti è una delle più giovani parlamentari della legislatura: ha appena 33 anni e in questi anni di attività politica si è particolarmente contraddistinta per l’impegno parlamentare contro le mafie e la criminalità organizzata, che le strapparono il padre uccidendo a Piale di Campo Calabro il magistrato reggino Antonino Scopelliti. Dopo lo scioglimento del PdL, ha aderito al movimento centrista di Alfano ed è riuscita ad essere incisiva nelle attività di governo.

Adesso arriva uno “scatto” importante, nella direzione dello sviluppo e della civiltà. Una posizione personale, che a maggior ragione fa onore alla deputata reggina. Ieri, infatti, è intervenuta sul tema dello “Ius Soli” prendendo le distanze dalle contraddizioni di Alfano. “Trovo incomprensibile la posizione di chi sostiene che lo ius soli temperato non si debba fare. [...] Con quali motivazioni plausibili si pongono questioni su un testo che è stato da sempre votato e condiviso? Dire che la fretta è cattiva consigliera, che abbiamo bisogno di tempo per far capire la legge ai cittadini e via dicendo, è ipocrita. Che fine ha fatto il senso di responsabilità verso il Paese che ha sempre guidato le nostre scelte? Vale solo con le cose che portano consenso elettorale? Non credo, perché scelte impopolari ma giuste in questi anni ne abbiamo sostenute parecchie!” ha detto.

Decisa, Rosanna Scopelliti prosegue: “quando abbiamo deciso che più del buonsenso conta il consenso? [...] Un consenso esasperato da anni di becero populismo, ma che deve fare i conti con la razionalità di chi il populismo lo contrasta. Lo sappiamo bene. Lo sappiamo noi e lo sanno i Salvini e simil Salvini dell’ultim’ora: non c’è nessuna correlazione tra dare cittadinanza a bambini nati e/o cresciuti in Italia e l’emergenza migranti, con questa legge nessuno diventa italiano solo perché nato nel nostro Paese. Abbiamo previsto una serie di requisiti aggiuntivi affinché questo possa avvenire. Questa è la verità e questo era necessario ripetere in queste settimane. Questa è la considerazione che dobbiamo agli italiani che sono arcistufi di beghe di palazzo, minacce di crisi di governo e cose simili. Di questo avremmo dovuto parlare noi legislatori e i media che raccontano il nostro lavoro. Invece no. Pagine e pagine con i retroscena sul retropensiero del retroleader di turno. Che noia! Analisi politiche sull’anatomia del PD, di MDP, di AP… e il compianto Rino Gaetano avrebbe concluso “nun te reggae più”. Non ci reggono più, cari colleghi! E a volte penso che non abbiano tutti i torti. L’unica risposta al populismo schizofrenico degli ultimi anni sono dialogo e buoni provvedimenti per gli Italiani. Per tutti gli italiani. Di oggi e di domani. Quella che oggi Salvini si intesta come vittoria contro i nemici del popolo è solo l’ennesima sconfitta della ragione. È la sconfitta di una buona politica che ha il limite di aver perso il coraggio per strada e di aver dimenticato che prima di tutto viene il dialogo con i cittadini, perché le cose giuste vanno spiegate. Con pazienza. Non vanno immolate, mai, sull’altare di un consenso, che è per sua natura volatile. Prima di tutto l’onestà intellettuale. Da parte di tutti. In primo luogo da parte di chi rappresenta le Istituzioni. In primo luogo verso quei bambini e quei ragazzi, nati da genitori italiani e non italiani, che è vero non votano, ma -non illudiamoci- ci guardano e ci giudicano. Loro sanno di essere italiani tra italiani e che una legge che lo riconosca è sacrosanta. Non stiamo offrendo loro un bello spettacolo, non stiamo restituendo loro una bella immagine degli adulti“.

Uno scatto importante per lo sviluppo e la civiltà da parte della deputata reggina, che parla con grande equilibrio per rappresentare al meglio una forza politica moderata e responsabile che sappia coniugare i valori e l’identità della cultura italiana con il progresso sociale imposto dalle esigenze di integrazione dettate dai tempi.