Focus sui disturbi dello spettro autistico a Reggio Calabria

Cassone Zema Veneziano Tortorella Campolo“Disturbi evolutivi misti da zero a tre anni: indicatori e strategie di interventi nel funzionamento adattivo”: è stato questo il tema di un’importante giornata di studio promossa presso l’Ordine dei Medici di Reggio Calabria e che ha visto la partecipazione di numerosi esperti della branca della neuropsichiatria infantile. In apertura di lavori, Antonino Zema, coordinatore della Commissione formazione ed aggiornamento presso l’Ordine dei Medici, nonché neurochirurgo e neuropsichiatra infantile, ha effettuato un excursus storico sull’evoluzione della neuropsichiatria dalle origini sino ai giorni nostri. “Per disturbi evolutivi specifici – ha esordito Zema – intendiamo oltre ai disturbi specifici dell’apprendimento anche i deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, ricomprendendo anche quelli dell’attenzione e dell’iperattività. Essi possono riguardare l’eloquio ed il linguaggio, le abilità scolastiche, i disturbi comportamentali dell’infanzia e dell’adolescenza”. Nel suo intervento di saluto, il Presidente dell’Ordine, Pasquale Veneziano, si è soffermato sull’attualità della discussione e sulle difficoltà ad informare i parenti dei piccoli pazienti della presenza di queste gravi patologie. “La presa in carico del bambino con tali problematiche è molto complessa – ha spiegato Rocco Cassone, Consigliere dell’Ordine dei Medici e pediatra di base – e richiede l’intervento di più figure professionali. Fortunatamente la nostra provincia può contare su una concreta e proficua collaborazione fra i pediatri che operano nel nosocomio cittadino e quelli che svolgono l’attività sul territorio, tutti impegnanti a cogliere tempestivamente quei segnali che possono indicare la presenza di queste patologie”.

“La neuropsichiatria – ha osservato Giovanna Campolo, neuropsichiatra infantile e promotrice dell’evento – è una branca poco conosciuta che copre una fascia d’età che va dai zero ai 18 anni e che richiede competenze enormi in quanto coinvolge diversi ambiti, neurologico, psichiatrico, psicologico e pedagogico, che vanno coniugati”. “Come specialisti – ha aggiunto Giovanna Campolo – noi apriamo le porte ma non sappiamo se dietro la porta ci sarà un bambino di un anno, di sei od un adolescente. Purtroppo, nella nostra professione un ruolo importante lo rivestono le statistiche e, per quanto riguarda la mia esperienza personale, ultimamente, circa un bambino su 5 che visito ha tratti autistici molto chiari denotando un marcato incremento di questa patologia”. “L’obiettivo di questa iniziativa – ha proseguito la neuropsichiatra infantile reggina che ha curato l’evento – è quello di diffondere l’importanza della diagnosi precoce nei problemi di sviluppo in età evolutiva e, più nello specifico, nel periodo globale che va dai primi mesi ai 5 anni individuando, al contempo, i ritardi o le atipie delle singole funzioni dello sviluppo umano e la possibilità di mettere insieme i dati necessari per la diagnosi clinica e per il monitoraggio dello sviluppo stesso”. Per Gaetano Tortorella, direttore della scuola di specializzazione di Neuropsichiatria infantile presso l’Università di Messina, “il paziente che si presenta nei nostri studi è sempre più spesso un bambino molto piccolo e si registra un aumento esponenziale delle condizioni che noi andiamo ricondurre sotto l’ombrello dei disturbi dello spettro autistico”.

“L’incremento dei casi di diagnosi di disturbo dello spettro autistico non è noto – ha aggiunto Tortorella – ma non è possibile ricondurlo solo all’affinamento delle nostre capacità diagnostiche, per quanto, ad ogni modo, queste abbiano certamente un’incidenza. L’aumento di tali diagnosi ha fatto, al contempo, segnare una diminuzione di quelle di ritardo mentale ma ciò non basta a giustificare questo notevole innalzamento di casi. Tuttavia, una diagnosi precoce della malattia fa sì che il paziente segua un certo percorso di sviluppo evitando una diagnosi tardiva con più gravi conseguenze”. “Poiché i medici, in questo campo – ha evidenziato ancora il noto docente universitario – non sono in grado di dare risposte ai piccoli pazienti che presentano questa forma di disturbo della soggettività, spesso assistiamo a veri e propri ciarlatani che propongono le teorie più disparate e terapie fantasmagoriche”. In veste di relatori sono intervenuti: Giuseppa Foti, neuropsichiatra infantile dell’Asp di Reggio Calabria, Valerio Bascià, neuropsichiatra infantile, Tiziana Gagliardi, psicologa e psicoterapeuta, Domenica Puntorieri, neuropsichiatra infantile specialista ambulatoriale per le Asp di Cosenza e Reggio Calabria, Benedetta Costa, Fkt trainer. Durante la discussione, inoltre, sono intervenuti diversi partecipanti fra cui Bruno Risoleo, Segretario regionale della Sinpia (Società italiana di neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza).