Due ragazzi e un sogno: ecco il progetto “Kalavrìa, la terra dei Greci in Calabria”

Alla scoperta della Calabria Grecanica attraverso gli occhi di due ragazzi e del loro progetto “Kalavrìà, la terra dei Greci in Calabria”

Questa èKalavria calabria la storia di un viaggio in una terra già vista. E’ la storia di un viaggio che inizia lì, dove gli occhi del pregiudizio riposano per lasciare posto allo sguardo esplorativo di chi vuol conoscere. E’ un viaggio di radici e speranza, un percorso che racconta la storia di un luogo spesso ingiustamente martoriato.

Destinazione Calabria. Esatto, la controversa Regione figlia dei Greci e madre di un popolo che ancora attraversa la propria Odissea. Ed è proprio dalle sue origini che due ragazzi calabresi hanno deciso di partire per valorizzare un territorio spesso demonizzato. Se infatti è noto ai molti quanto Impero Romano vi sia in  Roma, sono ben pochi coloro che conoscono le origini greche di una parte della Calabria e questi due ragazzi hanno deciso di provare a raccontarlo, attraverso un documentario ed un’analisi linguistica. Un progetto giovane e colto, che include e globalizza, perché, “oggi dovremmo essere tutti cittadini del mondo, essere in pace gli con gli altri e sfruttare il proprio bagaglio culturale, le proprie origini e le proprie tradizioni come mezzo di incontro”. La conoscenza come mezzo di miglioramento dunque perché “perché la conoscenza permette di stabilire dove si trovi la diversità con l’Altro che incontriamo lontano dalla nostra terra”.

Loro sono Davide Carbone e Freedom Pentimalli ed il loro progetto si chiama “Kalavrìa, la terra dei Greci di Calabria.” I ragazzi, amici da sempre, sono rispettivamente un videomaker ed un traduttore letterario, ma non è soltanto una solida amicizia ad aver intrecciato le loro vite, come loro stessi raccontano: “ad unirci è l’amore per la nostra terra, poiché consapevoli della sua ricchezza, una ricchezza che non si può trovare facilmente altrove. Proprio da essa dovrebbe partire il rilancio per la nostra regione e di certo non possiamo aspettare che qualcuno si decida prima o poi a valorizzarla al posto nostro, non possiamo delegare, dobbiamo farlo noi in prima persona e dobbiamo farlo adesso.”

Ne abbiamo parlato insieme, in un’interessante intervista dalla quale emerge una Calabria pulita, semplice e ricca, di cultura e bellezze naturali, di tradizioni e modus vivendi che permangono dopo millenni. Una perla sconosciuta ai molti la Calabria Grecanica, che rischia di scomparire e che ha voglia di riscatto.

Con “Kalavrìa si cerca in primis di valorizzare la cultura e la terra greco calabra, la quale vive da anni una crisi profonda e che rischia la scomparsa. Kalavrìa vuole sia documentare quella che è la realtà grecanica ai giorni nostri, mostrando luoghi e ascoltando le parole degli ellenofoni, ma allo stesso tempo vuole tentare di rilanciare questa cultura, mettendola alla ribalta, anche trattando le sue problematiche in maniera critica.”

Il progetto, interamente autoprodotto, è promosso attraverso la loro pagina Facebook , può essere sostenuto con una libera donazione che permetterà loro di realizzare il lavoro nel miglior modo possibile e nel tempo più breve. È possibile sostenere il progetto fino al 10 Agosto 2017.

Com’è nata questa idea?

Davide: mio padre, calabrese emigrato al nord, andava sempre fiero delle sue origini e mai aveva avuto timore o vergogna nel parlarne. Dopo la sua scomparsa, avvenuta nell’Aprile 2015, mi sentivo smarrito e senza stimoli. Un giorno però decisi di trasformare tutto quell’amore per la propria terra, quell’amore che aveva mio padre e che mi aveva trasmesso, in qualcosa di concreto e tangibile. Sapevo che in una piccola area a sud di Reggio Calabria esisteva una comunità che parlava il greco ed ero a conoscenza della precarietà in cui versava, con il rischio concreto di scomparire per sempre. Non ho potuto fare niente per impedire la scomparsa di mio padre, ma per i calabro-greci sentii che qualcosa potevo fare. Quindi decisi di unire le mie due più grandi passioni, la Calabria e il Cinema, e così nacque l’idea di realizzare un documentario sulla lingua e sulla cultura calabro-greca.”

Freedom:fu Davide a propormi questo progetto, perché oltre ad essere appassionato di storia locale, studiavo anche greco moderno a Roma. Presi la cosa molto sul serio e decisi di frequentare corso di 8 mesi a Roghudi Nuovo sulla lingua e la cultura greco calabra, presso il circolo Paleaghenea. Ogni sabato mi mettevo in macchina e mi facevo 100 km. Dopo più di 2 anni comincio a raccoglierne i frutti.”

Molti giovani tendono a scappare da una terra spesso non facile come la Calabria o comunque a sottostimarla. In voi mi è sembrato di notare una volontà inversa, ossia di voler valorizzare le radici più profonde di questo luogo: da cosa nasce questa esigenza?

Davide:non la chiamerei esigenza, è più un dovere. Un dovere verso me stesso, verso questa terra che tanto mi ha dato, verso i miei genitori che lì sono cresciuti, verso i miei antenati che tanta fatica e sudore hanno versato per costruirla. È una volontà di gridare al mondo che la Calabria non è il fanalino di coda dell’Italia. È la voglia di gridare al mondo l’orgoglio che si prova nell’essere calabrese. 

Una cosa mi preme dire: in questi mesi ho conosciuto tramite i social tantissime persone che hanno manifestato il loro apprezzamento e la loro riconoscenza per quello che stiamo facendo. Chattando e chiacchierando con loro sono sempre emersi due dati importanti: il primo è che questa nostra terra sia abbandonata, non valorizzata come bisognerebbe, e che chi di dovere, mi riferisco alla classe politica, non faccia assolutamente nulla per dare una svolta e iniziare a incentivare i giovani a restare; il secondo invece, ed è quello che mi fa ben sperare, è che ci siano davvero tante persone con una grande voglia di rivincita!”

Freedom: “a ben vedere né io né Davide viviamo in Calabria, l’uno lavora a Milano, l’altro ad Atene. In qualche modo siamo anche noi parte di quelli che “se ne sono andati”. Ma l’opportunità di vedere posti nuovi ci ha convinto che i nostri non sono poi così male, anzi. Abbiamo una Calabria dentro che usiamo come pietra di paragone appena ce ne allontaniamo. Sarà che forse non abbiamo ancora viaggiato abbastanza, ma siamo dell’idea che l’Aspromonte e l’area grecanica non abbiano nulla da invidiare a nessun’altra terra, né dal punto di vista paesaggistico e naturale né da quello culturale.

Scavando nella nostra storia riscopriamo una terra che ha visto passare una decina di popoli differenti, dai greci ai latini, dai normanni agli spagnoli, persino gli arabi hanno lasciato qualche traccia. Tutto ciò ci insegna che l’identità, calabrese o italiana che sia poco importa, altro non è che il frutto del miscuglio, siamo tutti “bastardi” legati a tradizioni di cui spesso non conosciamo le origini, ma che ci identificano e ci rendono in qualche modo comunità. Questo progetto prova a far luce su tutto questo, per sapere da dove si viene, per creare un’identità consapevole.”

 State creando un documentario. Quanto conta l’arte, la cultura, la conoscenza e la diffusione di una corretta informazione per l’evoluzione del Sud Italia?

“Non sono molto importanti, sono fondamentali. La nostra cultura non è di serie B. Esistono cause politiche per l’arretratezza economica del Mezzogiorno, non cause, tantomeno arretratezza, culturali. Semmai la cultura è la vera via d’uscita. Chiunque sostenga che con la cultura non si mangi dovrebbe essere portato per mano in tutta Italia per vedere quanti musei, ad esempio, creano gli utili che danno linfa alle casse dello Stato. E allora a noi cosa manca? La storia? Certo che no, manca lo sguardo nuovo che permette di riconoscerla, manca la presa di coscienza del valore, che quindi va mostrato.

È attraverso questo ragionamento che sorge dentro di noi la voglia di riscatto ed è per questo che, nel fare questo documentario, siamo molto attenti non solo a scegliere i temi da trattare, ma anche il modo più corretto e utile di farlo. Col passare dei mesi è cresciuta a livello esponenziale la responsabilità che sentiamo sulle nostre spalle per la realizzazione di questo progetto, ma questo non ci intimorisce, anzi, ci stimola ogni giorno a dare di più e a cercare di fare il miglior lavoro possibile.”

Qual è il messaggio che volete mandare con Kalavrìa?

“Prima di tutto far conoscere questa terra ad un pubblico sempre più vasto. In secondo luogo, ma non meno importante, fare un po’ sentire il calabrese come uno straniero in patria: la comunità ellenofona è l’insediamento più antico nel nostro territorio regionale. Noi, in quanto italofoni, siamo venuti dopo. Crediamo che la sperimentazione di questa forma di alienazione sia in grado di aprire gli occhi su un mondo che vive di continue migrazioni, mostrando come non esistano culture di serie A e di serie B, ma popoli in legittimo movimento.”